Padova, il prete chiede di non fare il presepe: "Gesto ipocrita". E il web insorge

È una tradizione del Natale cristiano, ma don Favarin consiglia di lasciarla da parte quest'anno

"Quest'anno non fare il presepio credo sia il più evangelico dei segni..", è quanto scrive sul suo profilo Facebook don Luca Favarin, parroco padovano, impegnato nella onlus Percorso Vita, impegnata nel sostegno dei più poveri. "Non farlo per rispetto del Vangelo e dei suoi valori, non farlo per rispetto dei poveri...", ha aggiunto il religioso.

L'opinione del prete è che fare il presepe in tempi come questi è un'ipocrisia. "I simboli religiosi - ha spiegato a RaiNews24 - sono tali solo quando sono veri. Il presepe, ad esempio, dice che siamo un popolo di gente schierata: è simbolo di accoglienza e di non violenza. Ecco perché non possiamo affermare una cosa davanti al presepe, e poi farne un'altra nella vita di tutti i giorni".  "Nessuno vuole abolire il presepe - ha chiarito - e le statuette che lo compongono. Fare il presepe deve essere segno di qualcosa di più profondo: non siamo solo arredatori di statue religiose nelle nostre case. Il presepe è un simbolo millenario e non va tradito".

Le sue parole però non sono piaciuti a tanti italiani, che lo hanno insultato sul web. "Vergognati", "Cambia mestiere", "È semplicemente perverso!", "Giuda!", "Vigliacco", sono alcuni messaggi che don Favarin ha ricevuto. "Cambiare le nostre tradizioni per far piacere a chi è ospite? Cambi religione!", gli scrive un utente Facebook, "Tagliati i capelli, vestiti più ordinato e cercati un lavoro", gli suggerisce un altro. C'è chi, sempre sul social, rincara la dose: "Sei un uomo psicologicamente malato e devi curarti".

Tra chi non ha apprezzato il parere di don Favarin c'è anche il vicepremier Matteo Salvini. "Chi tiene Gesù Bambino fuori dalla porta della classe non è un educatore", ha dichiarato a Rtl 102.5. "Non penso che il Presepe nelle scuole - ha continuato - possa dar fastidio a qualcuno". E infine: "Molti uomini di chiesa mi dicono di tenere duro".

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