Ponte Genova, per il crollo la Procura indaga 20 persone e Autostrade per l'Italia
Le ipotesi di reato sono disastro colposo e attentato colposo alla sicurezza dei trasporti, omicidio colposo stradale, lesioni colpose stradali plurime

Sono venti le persone iscritte nel registro degli indagati dalla Procura di Genova per il disastro del ponte Morandi. Si tratta di manager e tecnici di Autostrade per l'Italia, sia a livello nazionale che locale, e di Spea Engeneering, ma anche di dirigenti del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Indagata anche Autostrade per l'Italia, sulla base della legge sulla responsabilità delle imprese. Lo ha confermato il Procuratore capo del capoluogo ligure, Francesco Cozzi, precisando che i reati contestati sono disastro colposo, omicidio stradale colposo, lesioni colpose stradali plurime. La norma sull'omicidio stradale, infatti, nell'assunto dei pm, riguarda anche il rispetto delle regole di sicurezza delle infrastrutture. La società risponde anche di omicidio colposo plurimo e lesioni colpose con violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro.

Una volta ricevuto l'avviso di garanzia, gli indagati potranno nominare un avvocato difensore in vista dell'incidente probatorio, che gli inquirenti intendono chiedere a breve. La richiesta, ha spiegato il procuratore, "verrà fatta nei tempi consentiti", quindi "verranno fatte le notifiche, che non sono una cosa semplicissima, perché le persone che hanno diritto a partecipare sono 20 venti più una società", a chi si aggiungono le parti lese, "tra cui si contano le 43 vittime decedute e altre 16 persone che hanno riportato lesioni".

"La lista degli indagati al momento è questa, poi qualora emergessero ulteriori profili dalla prosecuzione delle indagini sarà valutato", ha precisato il capo della Procura, che ha ribadito che i nomi saranno resi noti quando le persone interessate saranno state informate. E' scontro aperto intanto tra Aiscat e il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, dopo che quest'ultimo ha denunciato pressioni per evitare la pubblicazione degli atti delle concessioni autostradali. L'Associazione italiana società concessionarie autostrade e trafori in una nota ha risposto assicurando di non aver "mai esercitato pressioni né sul ministro né sul ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti".

Il ministro pentastellato è tornato all'attacco su Twitter: "Aiscat smentita dai fatti. Ecco prova delle 'cortesi' pressioni", ha scritto pubblicando parti di alcuni documenti da parte di Aiscat e di Autostrade per l'Italia in cui si sostiene l'opportunità di non pubblicare gli atti delle convenzioni. Le carte recano però la data di protocollo di gennaio e marzo, quando al ministero dei Trasporti c'era ancora il dem Graziano Delrio. "Sono parole che ovviamente hanno influenzato le strutture anche sotto la mia gestione. Ma carta canta e le bugie hanno le gambe corte", spiega Toninelli. Ma le opposizioni insorgono. Di "toppa peggiore del buco" parla il deputato del Pd Carmelo Miceli, che invita il ministro ad andare in Procura a denunciare le pressioni e dimettersi. Per il deputato di Forza Italia Giorgio Mulè il ministro è "scaduto nel ridicolo" parlando di pressioni "quando invece si trattava di una trasparente, innocua e protocollata diffida". s

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