Piemonte, scoperta evasione società immobiliare, recuperati 2,2 mln

Roma, 18 dic. (LaPresse) - Doppia operazione di 'contabilità creativa' per azzerare un reddito da 5,5 milioni di euro e non pagare le imposte. Una società immobiliare ha indicato nel modello Unico una plusvalenza di 3,5 milioni di euro, inferiore a quella effettivamente conseguita, per poi annullarla inserendo in dichiarazione costi inesistenti di pari importo, mai sostenuti. Questo lo stratagemma scoperto dalla Direzione provinciale II di Torino dell'Agenzia delle Entrate che ha recuperato 2,2 milioni di euro. "Abbiamo messo a segno un recupero fiscale importante che ha premiato un lavoro serio e meticoloso", così ha commentato il direttore regionale dell'Agenzia delle Entrate, Paola Muratori, "ma è soprattutto il contrasto agli operatori economici che si comportano in maniera disonesta ed inquinano il mercato a rappresentare il vero valore aggiunto della nostra attività per i cittadini".

L'accertamento fiscale è partito da un incrocio di informazioni presenti in banca dati. I funzionari dell'Agenzia, dopo aver confrontato le operazioni immobiliari con le dichiarazioni e i dati di bilancio, hanno deciso di approfondire l'analisi su una società torinese, con attività prevalente nel settore immobiliare. Gli indizi investigativi hanno trovato rapidamente riscontro. In sintesi, la società aveva venduto immobili per una cifra di 6,1 milioni di euro, realizzando una plusvalenza tassabile di 5,5 milioni di euro. Tuttavia, senza alcuna ragione economica apparente, il reddito dichiarato era pari a zero. Il trucco si è concretizzato in un doppio esercizio di 'contabilità creativa' compiuto per sterilizzare il carico fiscale. Con una prima mossa, la società aveva indicato nel modello Unico una plusvalenza di soli 3,5 milioni; con la seconda, ha esposto nella stessa dichiarazione circa 3,5 milioni di costi inesistenti, mai sostenuti, completando così il colpo di spugna sui guadagni conseguiti e, di conseguenza, sui tributi da pagare. Ma il maquillage contabile non ha retto alla verifica documentale dei funzionari del fisco: la plusvalenza effettivamente realizzata è emersa chiaramente dagli atti di compravendita, mentre i costi dichiarati per 3,5 milioni non hanno trovato alcun riscontro.

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