Picchiato e seviziato in Brasile: costretto a tornare a Lucca

Firenze, 7 ago. (LaPresse) - Rapito, picchiato e seviziato in Brasile, dove da tempo si era trasferito per amore, è riuscito a fuggire e rientrare in Italia. E' la drammatica vicenda di cui è stato protagonista un 40enne lucchese, che ha rischiato la morte prima di tornare sano e salvo nella città natale.

La prima a denunciare l'episodio in Questura era stata, alcune settimane fa, la mamma dell'uomo, secondo la quale il figlio sarebbe stato in pericolo di vita ad opera di malviventi che lo avrebbero sequestrato e picchiato a sangue per tentare di estorcergli denaro. La squadra mobile di Lucca ha così allertato l'unità di crisi della Farnesina e il consolato d'Italia. Nel frattempo lo sventurato 40enne è riuscito a liberarsi e nascondersi da un amico, rientrando con il primo volo per l'Italia grazie al prestito consolare garantito dalla madre. A Lucca l'uomo, presentandosi in Questura con vistosi ematomi su quasi tutto il corpo, ha denunciato i fatti.

Il 40enne viveva in Brasile dopo aver conosciuto in vacanza da giovane una donna del posto, di cui si era innamorato e che aveva sposato. Per qualche tempo aveva vissuto con lei anche a Lucca, ma la saudade della donna aveva portato la coppia a vivere stabilmente in Brasile, dove il 40enne aveva trovato impiego come cameriere. Poi la separazione, a causa della cattive frequentazioni della donna, che nel frattempo aveva avviato una relazione con un boss di una banda sanguinaria di una favela.

Questi, sapendo che l'uomo ogni tanto, vista l'esiguità dei guadagni come cameriere, riceveva un piccolo aiuto economico dalla madre che gli spediva soldi da Lucca, lo ha sequestrato chiedendo un riscatto alla madre. Si è poi scoperto che la ex moglie era la telefonista della banda, che più volte ha tentato di ottenere dalla ex suocera l'invio dei soldi per salvare, a suo dire, la vita del figlio. L'uomo aveva chiesto invano l'aiuto della polizia brasiliana. Non ottenendo soldi la banda lo aveva rapito e seviziato. Nel fuggire l'uomo è stato costretto anche a nascondersi in una palude, dove ha trascorso la notte prima di trovare rifugio dall'amico e rientrare in Italia. Dei fatti è stata informata anche l'Interpol, oltre che la Procura.

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