Petroliera italiana sequestrata, padre marinaio: Presidiamo compagnia

Napoli, 21 set. (LaPresse) - "In questa settimana cruciale in cui si deciderà per la vita o l'inizio delle torture e la possibile morte di alcuni ostaggi della Savina Caylyn, minacciati dei pirati somali, una rappresentanza delle famiglie di Procida (Napoli), di Piano di Sorrento (Napoli), di Gaeta (Latina) e di Trieste manterranno un presidio permanente davanti alla sede della compagnia di navigazione 'Fratelli D'Amato' in via dei Fiorentini 21 a Napoli". A raccontarlo è Adriano Bon, padre di Eugenio, uno dei 22 marinai della petroliera italiana Savina Caylyn, sequestrata dai pirati somali lo scorso 8 febbraio. Due giorni fa il comandante della nave, Giuseppe Lubrano, ha potuto telefonare alla moglie e ha raccontato che i rapitori inizieranno a torturarli se non si sbloccheranno le trattative per il riscatto. "Il governo - aggiunge Bon - è ineccepibile nell'applicare le azioni antipirateria previste dal protocolo, ma assente per l'unica azione risolutiva extra protocollo. Ora la vita o la morte di questi 5 italiani e i 17 amici indiani rimane nelle mani delle decisioni dei 'Fratelli D'Amato'. Non vorremmo mostrare al mondo che l'Italia istituzionale e quella privata hanno decretato una virtuale condanna a morte. Credo che gli italiani questo non potrebbero perdonarlo".

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