Pescara, Iss: A 700mila persone acqua contaminata da discarica Bussi

Pescara, 26 mar. (LaPresse) - L'acqua contaminata dai veleni della mega discarica tossica di Bussi, nel pescarese, è stata distribuita in un territorio dove abitano circa 700mila persone e anche a ospedali e scuole, senza alcun controllo. E' l'accusa choc che emerge dalla relazione dell'Istituto superiore di sanità che ha effettuato le analisi su richiesta dell'Avvocatura dello Stato. L'inchiesta sulla discarica dei 'Tre Monti', situata in prossimità del fiume Tirino al confine tra il Parco Nazionale del Gran Sasso e quello della Maiella, nel comune di Bussi su Tirino (Pe), è affidata al corpo forestale dello Stato. Il sito di smaltimento, dove per decenni sono state interrate circa 500mila tonnellate di rifiuti tossici e industriali, era già stato messo sotto sequestro nel 2007 con le ipotesi di reato di disastro ambientale e avvelenamento delle acque destinate ad uso potabile. Ora le analisi hanno portato a ipotizzare l'avvelenamento delle acque per circa 700mila abitanti che si rifornivano dai pozzi a valle delle discariche.

Per la prima volta in Italia, infatti, il processo per il grave inquinamento delle acque viene svolto in Corte d'Assise. Una quantità immensa di veleni che, secondo gli inquirenti, sono il risultato di decenni di sversamenti operati almeno fino agli anni '80. Le recenti indagini hanno portato a ulteriori otto indagati tra i vertici di due società già imputate e mirano a far luce sulla mancata messa in sicurezza imposta dal ministero dell'Ambiente per impedire che i rifiuti sepolti nelle discariche inquinino le falde freatiche e i fiumi. Tale omissione potrebbe comportare l'aggravarsi degli effetti del percolato con conseguente pericolo per l'ambiente e la salute pubblica. I forestali, oltre al danno ambientale, contestano anche il reato di disastro ambientale colposo.

In un passaggio della relazione dell'Iss, datata 30 gennaio 2014 e depositata durante il processo di Bussi in Corte d'Assise a Chieti dall'Avvocatura dello Stato, quindi, si ribadisce che "l'acqua contaminata è stata distribuita in un vasto territorio e a circa 700 mila persone senza controllo e persino a ospedali e scuole" e che "la qualità dell'acqua è stata indiscutibilmente significativamente e persistentemente compromessa". La relazione dell'Iss, inoltre, attribuisce chiaramente la situazione allo "svolgersi di attività industriali di straordinario impatto ambientale in aree ad alto rischio per la falda acquifera e per le azioni incontrollate di sversamento".

Il processo di Bussi è attualmente diviso di fatto in due tronconi: presso la Corte d'Assise di Chieti, ed è la prima volta in Italia che un reato ambientale arriva in Assise, è in corso quello ormai in fase conclusiva che vede imputati 19 dirigenti ed ex dirigenti di Montedison e Solvay, dopo l'inchiesta del Corpo Forestale per avvelenamento di acque e disastro ambientale. Di fronte al Tribunale di Pescara, in fase preliminare, è invece aperto un secondo processo con imputati dirigenti dell'Azienda consortile acquedottistica e un funzionario della Asl.

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