Papa vede esponenti altre fedi: dialogo con ebraismo e Islam

Città del Vaticano, 20 mar. (LaPresse) - Anche stavolta Papa Francesco non ha mancato di nominare concetti e temi che gli sono nel cuore. "Bellezza" e "bontà", riferito questa volta a Dio. Un incontro fatto di sorrisi e dialogo quello che Bergoglio ha avuto questa mattina nella sala Clementina con le altre confessioni religiose. "Continuare nel cammino verso l'unità della Chiesa", proseguire il dialogo "che ha portato frutti" con l'ebraismo, senza tralasciare quello con le altre religioni, in primis con l'Islam, con i "Musulmani che adorano Dio unico, vivente e misericordioso". E' questo l'obiettivo di Papa Francesco che ha voluto così ribadire l'importanza di quanto fatto dal Concilio Vaticano a oggi. Il oontefice, che si è presentato con il consueto abito bianco, senza paramenti, evoca con grande enfasi lo "specialissimo vincolo spirituale" che lega il popolo cristiano all'ebraismo e ricorda le parole del Beato Giovanni XXIII che pronunciò nel discorso di inaugurazione, ossia che "la Chiesa Cattolica ritiene suo dovere adoperarsi attivamente perché si compia il grande mistero di quell'unità che Cristo Gesù con ardentissime preghiere ha chiesto al Padre Celeste nell'imminenza del suo sacrificio".

Continuare quindi nel dialogo, che ha indicato come "nobilissima causa". "La Chiesa Cattolica - ha assicurato il papa - è consapevole dell'importanza che ha la promozione dell'amicizia e del rispetto tra uomini e donne di diverse tradizioni religiose". Inoltre "la Chiesa Cattolica è ugualmente consapevole della responsabilità che tutti portiamo verso questo nostro mondo, verso l'intero creato, che dobbiamo amare e custodire". "Noi - ha aggiunto il nuovo Papa - possiamo fare molto per il bene di chi è più povero, di chi è debole e di chi soffre, per favorire la giustizia, per promuovere la riconciliazione, per costruire la pace".

Il Papa poi ha toccato un altro tema importante, ossia quello del consumismo: "Dobbiamo - ha detto- tenere viva nel mondo la sete dell'Assoluto, non permettendo che prevalga una visione della persona umana ad una sola dimensione, secondo cui l'uomo si riduce a ciò che produce e a ciò che consuma: è questa una delle insidie più pericolose per il nostro tempo". Nella Sala Clementina Papa Francesco ha compiuto oggi il gesto di Paolo VI con Atenagora, abbracciando e chiamando Andrea il patriarca Bartolomeo in quanto erede dell'Apostolo, così come Atenagora chiamò Pietro Papa Montini. E ha teso la mano anche a "tutti quegli uomini e donne che, pur non riconoscendosi appartenenti ad alcuna tradizione religiosa, si sentono tuttavia in ricerca della verità, della bontà e della bellezza".

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata