Papa: Mondo non assista inerte a persecuzioni cristiani

Città del Vaticano, 7 ago. (LaPresse) - "La Chiesa non dimentica i cristiani perseguitati in Iraq e chiede alla comunità internazionale di non assistere inerte di fronte a tali crimini". E' quanto afferma Papa Francesco in una lettera inviata a monsignore Maroun Lahham, vescovo ausiliare di Gerusalemme dei latini e vicario patriarcale per la Giordania, in occasione del primo anniversario dell'arrivo in Giordania degli iracheni cacciati dal loro Paese dai jihadisti dello Stato islamico. Per questo motivo, spiega Radio Vaticana, arriva oggi in Giordania il segretario generale della conferenza Episcopale italiana, monsignore Nunzio Galantino, che visiterà alcuni centri di accoglienza per i profughi.

La lettera di Papa Francesco vuole "raggiungere con una parola di speranza quanti, oppressi dalla violenza, sono stati costretti ad abbandonare le loro case e la loro terra". Radio Vaticana, illustrando i contenuti della lettera, spiega che più volte il Papa ha dato voce a quelle che definisce "atroci, disumane e inspiegabili persecuzioni di chi in tante parti del mondo, e soprattutto tra i cristiani, è vittima del fanatismo e dell'intolleranza, spesso sotto gli occhi e nel silenzio di tutti. Sono i martiri di oggi umiliati e discriminati per la loro fedeltà al Vangelo". Il Pontefice con la sua missiva lancia un appello alla solidarietà che "vuol essere il segno di una Chiesa che non dimentica e non abbandona i suoi figli esiliati a motivo della loro fede", perché "sappiano che una preghiera quotidiana si innalza per loro, insieme alla riconoscenza per la testimonianza che ci offrono".

Nella lettera Papa Francesco esprime gratitudine alle comunità "che hanno saputo farsi carico di questi fratelli, evitando di volgere lo sguardo altrove" e lancia un appello affinché l'opinione pubblica mondiale possa essere "sempre più attenta, sensibile e partecipe davanti alle persecuzioni condotte nei confronti dei cristiani e, più in generale, delle minoranze religiose". Il Pontefice rinnova l'auspicio che "la comunità internazionale non assista muta e inerte di fronte a tale inaccettabile crimine, che costituisce una preoccupante deriva dei diritti umani più essenziali e impedisce la ricchezza della convivenza tra i popoli, le culture e le fedi".

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