Papa Francesco alla moschea di Bangui: Diciamo no a violenza in nome di Dio

Dalla nostra inviata Chiara Troiano

Bangui (Repubblica Centrafricana), 30 nov. (LaPresse) - "Tra cristiani e musulmani siamo fratelli. Dobbiamo dunque considerarci come tali, comportarci come tali. Sappiamo bene che gli ultimi avvenimenti e le violenze che hanno scosso il vostro Paese non erano fondati su motivi propriamente religiosi. Chi dice di credere in Dio dev'essere anche un uomo o una donna di pace". Lo ha detto Papa Francesco alla Moschea centrale di Koudoukou, durante l'incontro con la Comunità musulmana. "Cristiani, musulmani e membri delle religioni tradizionali - ha aggiunto - hanno vissuto pacificamente insieme per molti anni. Dobbiamo dunque rimanere uniti perché cessi ogni azione che, da una parte e dall'altra, sfigura il Volto di Dio e ha in fondo lo scopo di difendere con ogni mezzo interessi particolari, a scapito del bene comune".

"Insieme,diciamo no all'odio, alla vendetta,alla violenza, in particolare a quella che è perpetrata in nome di una religione o di Dio. Dio è pace, salam" ha continuato il Papa.

"Possiamo ricordare i tanti gesti di solidarietà che cristiani e musulmani hanno avuto nei riguardi di loro compatrioti di un'altra confessione religiosa, accogliendoli e difendendoli nel corso di questa ultima crisi, nel vostro Paese, ma anche in altre parti del mondo".

"Non si può che auspicare che le prossime consultazioni nazionali diano al Paese dei Responsabili che sappiano unire i Centrafricani, e diventino così simboli dell'unità della nazione piuttosto che i rappresentanti di una fazione" ha detto ancora il Pontefice. "Vi incoraggio vivamente - ha aggiunto - a fare del vostro Paese una casa accogliente per tutti suoi figli, senza distinzione di etnia, di appartenenza politica o di confessione religiosa".

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