Papa: Dio protegga Chiesa italiana dall'ossessione del potere

di Maria Elena Ribezzo

Firenze, 10 nov. (LaPresse) - La Chiesa italiana, "Che Dio la protegga da ogni surrogato di potere, d'immagine, di denaro". Papa Francesco l'ha detto oggi a una platea di vescovi convenuti al quinto convegno nazionale ecclesiale. E nel lungo discorso tenuto nella cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze, queste parole sono risuonate più forti delle altre.

Il momento è indicativo: tra le mura leonine i veleni e i tradimenti hanno preso la forma di un tunnel dal quale non si vede la luce. Fatto di dichiarazioni choc e lettere di protesta, arresti e indagini intrecciate, finte malattie, accuse e smentite, fuga di notizie e libri bomba.

Oggi il portavoce vaticano, Padre Federico Lombardi, ha fatto sapere che le notizie emerse su alcuni giornali, secondo cui nel quadro delle indagini in Vaticano sarebbero stati sentiti alcuni cardinali o alti prelati, sono "assolutamente false".

E "assolutamente falsi", ha precisato, sono anche i presunti contatti del cardinale Bertello con autorità italiane, connessi con i problemi delle fughe di documenti.

Come sempre dal suo insediamento, a Firenze il successore di Pietro non l'ha presa alla lontana: "L'ossessione di preservare la propria gloria, la propria dignità, la propria influenza - ha detto - non deve far parte dei nostri sentimenti. Non dobbiamo essere ossessionati dal potere, anche quando questo prende il volto di un potere utile e funzionale all'immagine sociale della Chiesa". Bergoglio ha ribadito di non volere una Chiesa "preoccupata di essere il centro e che finisce in un groviglio di ossessioni e procedimenti".

"Siate pastori, niente di più. Vi chiedo solo questo", ha detto ai vescovi, "non predicatori di complesse dottrine, ma semplicemente annunciatori di Cristo, morto e risorto per noi, perché non c'è nulla di più solido, profondo e sicuro di questo annuncio".

Nel corso dell'omelia della messa celebrata nel primo pomeriggio allo stadio, il Santo Padre ha rilanciato: "I discepoli di Gesù non devono mai dimenticare da dove sono stati scelti, cioè tra la gente e non devono mai cadere nella tentazione di assumere atteggiamenti distaccati, come se ciò che la gente pensa e vive non fosse per loro importante".

Meglio, molto meglio, per il Papa, una Chiesa "accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade", piuttosto che una "malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze". "Non voglio una Chiesa preoccupata di essere il centro e che finisce rinchiusa in un groviglio di ossessioni e procedimenti".

La visita toscana di Francesco è iniziata questa mattina a Prato, dove nel duomo della città, il Papa ha ricordato le 7 persone di nazionalità cinese morte due anni fa in un incendio di un capannone nella zona industriale: "La vita di ogni comunità - ha concluso commosso e fermo allo stesso tempo - esige che si combattano fino in fondo il cancro della corruzione, il cancro dello sfruttamento e il veleno dell'illegalità".

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