Palermo, fermato uno degli aggressori del migrante picchiato al grido di "Vattene sporco negro"
Il ragazzo senegalese stava servendo ai tavoli del bar quando un gruppo di giovani l'ha aggredito, insultato e malmenato. Salvini: "Picchiare è reato, ma quale razzismo"

È un operaio di 34 anni l'uomo che giovedì 26 luglio, insieme ad altre persone, ha picchiato e insultato Dieng Khalifa, un 19enne senegalese richiedente asilo che da due anni vive a Partinico, in provincia di Palermo. Il ragazzo è stato aggredito da tre uomini, tutti trai 35 e i 40 anni e tutti del posto, mentre stava lavorando in un bar di piazza Caterina. Anche grazie alle testimonianze delle tante persone che hanno assistito alla scena, i militari dell'Arma hanno rintracciato B.G., queste le iniziali del 34enne, e lo hanno portato in caserma e ascoltato per ore. L'operaio, che al momento disoccupato, è stato denunciato lesioni e minacce che con l'aggravante dell'odio razziale. Sono ancora in corso, invece, le ricerche dei complici.

Quella di Dieng Khalifa era una storia di integrazione andata a buon fine. É arrivato in Italia nel giugno del 2016 quando era ancora minorenne, con uno dei tanti barconi della speranza, ma ha subito trovato posto nella comunità Sympatheia di Partinico. Ha imparato l'italiano, ha una borsa di lavoro in un cantiere navale di Palermo, sta prendendo la patente e si è inserito bene. Tutto vero, almeno fino a giovedì, quando il 34enne e i suoi complici sono andati verso di lui gridandogli frasi a sfondo razzista tipo "Vattene via sporco negro", poi lo hanno riempito di calci e pugni. Nel pestaggio, il 19enne è stato ferito al volto e alle orecchie, lesioni ritenute guaribile in 7 giorni. Quando è uscito dall'ospedale, Khalifa è andato dai carabinieri e ha denunciato l'accaduto. Ha raccontato di non aversi difeso "perchè gli educatori della comunità mi hanno insegnato che non si alzano le mani".

Sulla vicenda e sull'allarme per l'aumento delle aggressioni a sfondo razziale il ministro dell'Interno Matteo Salvini non si dà per vinto. "Aggredire e picchiare è un reato - dice - a prescindere dal colore della pelle di chi lo compie, e come tale va punito. Ma accusare di razzismo tutti gli italiani ed il governo in seguito ad alcuni limitati episodi è una follia. Ricordo che i reati commessi ogni giorno in Italia da immigrati sono circa 700, quasi un terzo del totale, e questo è l'unico vero allarme reale contro cui da ministro sto combattendo".

In tanti hanno voluto lanciare messaggi di vicinanza al giovane senegalese. Tra loro, anche l'arcivescovo di Monreale, monsignor Michele Pennisi. "Esprimo la solidarietà della Chiesa di Monreale nei confronti di questo fratello senegalese che è stato aggredito - dice - come esprimo la più ferma condanna nei confronti di quest'atto di razzismo, di xenofobia". "L'atteggiamento dei cristiani e di tanti uomini di buona volontà in Sicilia è caratterizzato dall'accoglienza, dalla protezione umanitaria, dalla promozione della persona umana, dall'integrazione nel territorio e nella nostra cultura- aggiunge monsignor Pennisi  -. Siamo chiamati a fare sempre il primo passo verso uno stile di accoglienza e di misericordia, a guardare chiunque bussa alla nostra porta con quello che ho detto Gesù: 'Ero straniero mi avete accolto'".

Questo è l'ennesimo caso di intolleranza a sfondo razziale nel giro di pochi giorni. Un migrante originario della Guinea, di 19 anni, ha denunciato ai carabinieri di San Cipriano d'Aversa (Caserta) di essere stato ferito al volto da un piombino. Il ragazzo ha riportato una ferita al labbro giudicata guaribile in un giorno. A Cassola, in provincia di Vicenza, un operaio originario di Capo Verde di 33 anni è stato ferito da un colpo di arma ad aria compressa mentre stava lavorando su un ponteggio sospeso a sette metri d'altezza. A colpire il giovane è stato un 40enne del luogo, che si è difeso dicendo di non averlo fatto di proposito: "Volevo colpire un piccione".

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