Palermo, don Ciotti: Ripensare norme antimafia, legge 109 non sia privilegio

Roma, 12 set. (LaPresse) - "Da tempo Libera insiste sulla necessità di rinnovare e anche di ripensare l'antimafia, ripulirla dalle zone d'ombra, dagli usi strumentali, dai collegamenti col malaffare, con la corruzione e in certi casi con le stesse mafie". Così don Luigi Ciotti riguardo l'indagine della Procura di Caltanissetta sulla gestione dei beni confiscati a Palermo. Il fondatore di Libera ha ribadito l'urgenza di istituire un albo, definire delle linee guida, studiare dei meccanismi che garantiscano standard di competenza e integrità per la gestione dei beni confiscati. E ha concluso: "Ora aspettiamo che la politica rompa gli indugi e ponga concretamente mano a quelle modifiche".

"Fermo restando che bisogna aspettare l'esito delle indagini e l'accertamento delle responsabilità, il quadro che sta emergendo dall'inchiesta della Procura di Caltanissetta sulla gestione dei beni confiscati a Palermo è allarmante". Scrive Ciotti riguardo l'indagine della Procura di Caltanissetta sulla gestione dei beni confiscati a Palermo.

"Quello che sta emergendo in Sicilia, quadro già denunciato a suo tempo dal Prefetto Caruso, ex direttore dell'Agenzia nazionale dei beni confiscati davanti alla Commissione antimafia, è un'ulteriore riprova dell'urgenza" di misure di controllo anche sull'Antimafia, ha concluso don Ciotti.

Il presidente di Libera ha sottolineato: "E' in particolare sui beni confiscati che, insieme ad altre realtà, abbiamo presentato proposte concrete. Una riguarda proprio la figura chiave dell'amministratore giudiziario, per la quale riteniamo urgente istituire un albo, definire delle linee guida, studiare dei meccanismi che garantiscano standard di competenza e integrità. Non possiamo rischiare che una misura fondamentale di lotta alla mafia come la legge 109 diventi, da strumento di giustizia sociale, strumento di privilegio, di abuso di potere, di scambio di favori. In una parola di quella corruzione che, se non è propriamente mafia, alla mafia certo non sbarra la strada".


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