Palermo, arrestata ricercatrice: pronta ad aiutare foreign fighters
La donna è considerata vicina all'organizzazione Ansar Al Sharia Libya e inneggiava all'Isis sui social

E' tornata in carcere la ricercatrice universitaria di origine libica, fermata lo scorso dicembre dalla Digos. Considerata una 'cellula dormiente', vicina all'organizzazione Ansar Al Sharia Libya, Khadi Shabbi, 46 anni, residente a Palermo nel quartiere Albergheriala, è stata arrestata per i suoi legami con diversi 'foreign fighters'.

Le indagini della sezione Antiterrorismo della Digos di Palermo hanno messo in evidenza come la donna fosse pronta a fornire "un fattivo appoggio di natura tecnico logistico, sul territorio italiano ai 'foreign fighters'". La polizia di stato ieri pomeriggio ha eseguito la misura della custodia cautelare in carcere alla cittadina libica per aver pubblicamente istigato a commettere più delitti in materia di terrorismo attraverso strumenti informatici e telematici. L'arresto è scattato a conclusione del complesso iter giudiziario con conferma della Cassazione.

Shabbi, all'epoca dei fatti, era sostenuta economicamente da una borsa di studio dall'Ambasciata Libica in Italia ed era iscritta al dottorato di ricerca in Scienze economiche aziendali e Statistiche della Facoltà di Economia dell'Università agli Studi di Palermo. Le indagini hanno messo in evidenza il legame della donna con i ribelli dal punto di vista ideologico e come fosse legata anche ad altri 'foreing fighters' presenti sul territorio nazionale ed europeo (Gran Bretagna, Belgio e Turchia) che esaltano il radicalismo religioso e le milizie combattenti in Libia.

Dalle investigazioni della sezione Antiterrorismo della Digos di Palermo, sarebbe emerso che la donna fosse molto attiva sul web, soprattutto tramite i social network su cui avrebbe espresso la sua vicinanza la sua vicinanza alle milizie islamiche riconducibili all'Isis, contrapposte nel conflitto libico al governo di Tobruk.

Shabbi avrebbe anche minacciato una connazionale residente a Palermo perché non condivideva i suoi ideali. Nel corso di una telefonica con un'altra connazionale (anche lei destinataria di un provvedimento di perquisizione) la conversazione si era accesa in una discussione in cui le due donne criticavano duramente il commento su Facebook di un'altra studentessa libica perché aveva espresso un commento negativo su Ben Hamid Wissam, capo della 'Libia Shield One', legata all'organizzazione terroristica denominata 'Ansar Al Sharia Libya'.

Inoltre Shabbi aveva inviato in Turchia a un uomo non identificato una somma di denaro. Quest'uomo durante durante una telefonata aveva manifestato la preoccupazione di essere intercettato nelle conversazioni con la donna. Su questo episodio sono attualmente in corso ulteriori accertamenti.

 

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