Ostia e la paura dei clan: rinuncia a comparire la teste contro Spada
Un potere intimidatorio ancora forte nonostante gli arresti, le retate degli ultimi mesi e i processi in corso

Non si è presentata neanche alla terza convocazione nel giro di pochi giorni Rita De Silvestro, testimone dell'accusa nel processo a Roberto Spada per l'aggressione ai due giornalisti Rai avvenuta a Ostia il 7 novembre dello scorso anno.

La donna è assegnataria dell'appartamento popolare nel quale viveva Spada con la famiglia e, secondo l'accusa, avrebbe subìto pressioni per un debito del figlio con il clan, fino ad essere di fatto sfrattata. La signora è oggi ospitata da un'amica: è finita in un piccolo appartamento condiviso, e ha lasciato casa sua, grande più del doppio, a Spada e famiglia.

De Silvestro è stata convocata già tre volte in udienza e non si è mai presentata. Tra l'altro, l'8 maggio scorso, la roulotte del figlio, debitore di Spada, è stata data alle fiamme.

Sull'episodio è stata aperta un'indagine, mentre, per quanto riguarda il processo, il pm Giovanni Musarò ha chiesto per la testimone l'accompagnamento coattivo per la prossima udienza, fissata il 13 giugno.

L'impressione è che nonostante gli arresti, le retate degli ultimi mesi e i processi in corso, il clan Spada faccia ancora molta paura, anche quando minacce e intimidazioni non sono palesi.

Basti pensare al balletto di cifre sulla prognosi per Daniele Piervincenzi, secondo quanto è stato ricordato da chi ha curato l'indagine: il referto, dopo una prognosi iniziale data in pronto soccorso di 30 giorni, scende misteriosamente a 20 giorni il giorno successivo, quando gli inquirenti si recano dal chirurgo che aveva operato la vittima e gli chiedono una testimonianza necessaria all'indagine per stabilire, tecnicamente, l'entità delle lesioni della vittima.

In udienza, i due giovani pugili chiamati a testimoniare dalla difesa di Spada hanno raccontato che quella sorta di manganello con cui l'aggressore ha colpito i due giornalisti dopo aver rotto con una testata il naso di Piervincenzi, "non è poi così duro...e non può far male". Il 'colpitore da palestra', come lo ha definito Spada davanti ai giudici, è stato scagliato più volte con ferocia addosso alle due vittime, provocando un trauma cranico al cameraman Edoardo Anselmi.

Piervincenzi e Anselmi sono stati aggrediti mentre realizzavano un'intervista sui rapporti tra il clan Spada e CasaPound. Spada prima ha sferrato una testata all'intervistatore fratturandogli il setto nasale e subito dopo ha inseguito i due giovani insieme al suo guardaspalle, continuando a colpirli.

Tutto è successo nei pressi della palestra di cui il 42enne è titolare, davanti ad almeno una decina di testimoni che di fronte alla violenza fisica, agli insulti e alle minacce dei due aggressori ("non vi fate più vedere qui! Vi prendo la macchina e vedi che non la trovi più!") non hanno prestato alcun soccorso e anzi hanno inveito contro le vittime urlando loro: "Andate via, qui non ci dovevate venire!".

L'aggravante del metodo mafioso della quale rispondono i due imputati nel processo, deriva secondo gli inquirenti dal contesto nel quale l'aggressione è avvenuta e, soprattutto, dalla platealità con la quale Spada ha voluto dare una prova di forza sul 'suo' territorio, davanti agli abitanti del quartiere.

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