Ordine giornalisti, Iacopino si dimette da presidente
"Tempo di bilanci, faccio il mio e traggo le conclusioni"

 "Tutto finisce. Presidenza Odg addio". Lo ha annunciato il presidente dell'Ordine dei giornalisti, Enzo Iacopino, al Consiglio nazionale dell'ordine. "È tempo di bilanci, per tutti - ha detto Iacopino nel suo intervento, riportato anche sul proprio profilo Facebook -. Faccio il mio e traggo le conclusioni. Oggi onorerò l'impegno di ricevere il segretario di Stato Vaticano, Pietro Parolin, che viene a visitare la 'casa dei giornalisti'. Lo accoglierà una frase, incisa sulla porta d'ingresso: 'Il dovere della verità'. Parole. Considero il gesto del segretario di Stato Vaticano un atto di attenzione per tutti noi e, permettetelo, di amicizia personale perché ha trovato la possibilità, gli sportivi direbbero in zona Cesarini, per questo incontro nei tempi che gli avevo illustrato come conclusivi. Glielo avevo partecipato nella sede del Centro italiano di solidarietà (la mia seconda famiglia) fin dal 22 dicembre. Lo preciso per evitare che le chiacchiere - quante energie sprecate! - leghino quanto sto per dirvi a recenti fatti minori".
 

"Ho un'idea del dovere - sottolinea Iacopino - che mi imponeva di seguire l'iter parlamentare della così detta legge di riforma sulla quale spendo solo poche parole per sottolineare la strana idea di democrazia di alcuni che si confrontano in assemblee, come si fa, per accettarne le decisioni solo se queste corrispondono ai loro disegni e alle loro strategie. Miserie. Colgo l'occasione di questi ultimi momenti del Consiglio per annunciare che nei tempi più brevi, legati solo ai doveri di adempimenti di decisioni già prese dal Consiglio e dall'esecutivo, consegnerò al vice presidente, Santino Franchina, le mie dimissioni da presidente, per quanto di conseguenza".

 "Ho sognato di imporre una svolta nella vita e nella gestione dell'Ordine - spiega Iacopino -. L'avvenuta moralizzazione nell'impiego dei soldi dei colleghi, un obiettivo che sembrava impossibile, grazie all'aiuto di tanti, è cosa che mi inorgoglisce. Abbiamo una 'casa', la 'casa dei giornalisti', frutto di una sana amministrazione e di un impiego responsabile dei soldi dei colleghi. Dubito si possa ritornare alle spese allegre del passato o a un impiego improprio, comunque mascherato, delle risorse. Il resto è buio pesto. L'equo compenso, una battaglia dell'Ordine tesa a dare dignità e speranza alle migliaia di 'ultimi' di tante età, è morto. Assassinato da fuoco amico! Da chi ha accettato che si codificasse il prezzo della schiavitù: 4.980 euro (tasse, spese, foto, video, abstract per l'on line) per il lavoro di un anno. Vergogna, non per chi lo impone, ma per chi tra noi se ne è fatto complice".
 


 

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