Omicidio Pamela Mastropietro, convalidato il fermo dei due nigeriani
Desmond Lucky ha risposto a tutte le domande negando però ogni suo coinvolgimento, Awelima Lucky si è avvalso della facoltà di non rispondere

Uno ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere e l'altro ha negato ogni accusa sostenendo non solo di non conoscere Pamela ma di non essere mai stato in quella casa. Desmond Lucky e Awelima Lucky, i due ragazzi nigeriani fermati domenica per la morte di Pamela Mastropietro, la diciottenne romana scomparsa da una comunità di recupero di Macerata il 29 gennaio scorso e ritrovata senza vita, con il corpo fatto a pezzi, due giorni dopo a Pollenza, rimangono in carcere. Lo ha deciso il Gip Giovanni Maria Manzoni che per loro ha convalidato il fermo dopo l'udienza che si è tenuta stamani nel tribunale di Macerata.

Entrambi sono accusati di tutti i capi di imputazione, ossia omicidio, vilipedio e occultamento di cadavere. "Il mio cliente ha sempre negato sia di essere stato in quella casa sia di conoscere Pamela", ha detto l'avvocato Gianfranco Borgani. Le indagini comunque proseguono. A breve potrebbe tornare sotto la lente d'ingrandimento anche la posizione di Innocent Oseghale, il primo nigeriano ad essere finito in carcere, per il quale, però, dopo l'udienza di convalida era caduta l'accusa di omicidio. Gli investigatori sono tornati nella casa degli orrori per nuovi rilievi e sono state prese ieri le impronte palmari e plantari di un connazionale e conoscente dei tre nigeriani accusati del delitto: gli inquirenti sottolineano si tratta di verifiche che servono ad escludere il coinvolgimento di altri nella morte della giovane. Vanno avanti anche gli accertamenti su tabulati e traffico telefonico dei tre finiti in carcere.

L'inchiesta ora si sposta sempre più sul fronte tecnico e di laboratorio: si cercano contatti, messaggi e impronte per escludere che i tre abbiano avuto altri complici. E ulteriori accertamenti verranno svolti dal Ris anche sul corpo straziato della vittima: dall'autopsia sono emerse ferite al fegato e alla testa, compatibili con l'accusa di omicidio, ma non è stato possibile definire le responsabilità di ognuno dei tre fermati, né accertare se Pamela sia stata violentata prima di essere uccisa, o se abbia assunto dosi di droga tali da provocare una overdose. Per avere certezza degli stupefacenti assunti dalla vittima bisognerà attendere i risultati delle analisi tossicologiche che arriveranno nei prossimi giorni. 
 

 

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