Niente domiciliari per Martina Levato: dopo il parto andrà in istituto per madri detenute

Milano, 11 ago. (LaPresse) - Il tribunale del Riesame, dando ragione al pm Marcello Musso, ha respinto la richiesta di arresti domiciliari presentata dai legali di Martina Levato, la studentessa bocconiana condannata a 14 anni di reclusione per l'aggressione a Pietro Barbini, sfregiato con l'acido il 28 dicembre scorso. I giudici hanno disposto che la ragazza venisse trasferita all'Icam, l'istituto milanese di custodia attenuata, in vista del parto previsto per la prossima settimana.

Dopo il parto Martina Levato potrà trasferirsi all'Istutito di custodia attenuata per le detenute madri (Icam) di Milano. Lo ha deciso il presidente dell'ufficio gip Claudio Castelli, accogliendo la richiesta presentata dal pm Marcello Musso nei confronti della bocconiana, condannata a 14 anni di carcere con il suo compagno Alexander Boettcher per l'agguato all'ex compagno di classe Pietro Barbini, sfregiato con l'acido il 28 dicembre scorso in via Giulio Carcano, periferia Sud di Milano. Il termine per il parto è fissato per il 17 agosto e da quanto si apprende la ragazza verrà ricoverata alla clinica Mangiagalli. Grazie alla decisione del gip, Martina potrà occuparsi del piccolo avuto dal compagno e crescerlo in una struttura pensata per le madri detenute.

La permanenza di Martina nell'istituto 'a detenzione attenuata' è una scelta transitoria, in attesa che il Tribunale per i minorenni decida quale sia la soluzione più idonea per il bambino che la ragazza partorirà a fine agosto (il termine è fissato per il 17 agosto). I giudici dovranno decidere se lasciare il piccolo con la madre, affidarlo ai nonni o se darlo ad una famiglia estranea, preparando così la strada per una futura adozione. A dare parere favorevole al trasferimento della ragazza all'Icam, è stato il pm Marcello Musso, titolare delle indagini sulla coppia dell'acido, dopo un lungo confronto con la direttrice del carcere di San Vittore, Gloria Manzelli. Proprio per questo, nonostante le "esigenze gravissime ed eccezionali" - che secondo il gip Roberto Arnaldi e i giudici della nona sezione penale che hanno condannato Martina Levato e Alexander Boettcher a 14 anni - impongono di tenere Martina in carcere anche se è incinta, ha cercato di trovare una soluzione più morbida per la ragazza (qui il tribunale del Riesame dice che c'è concreto pericolo di reiterazione). Due erano le ipotesi: trasferirla nel carcere di Como, dove c'è un asilo nido per le detenute con figli piccoli, o all'Icam di Milano, che ospita detenute madri ( anche per reati gravissimi, come l'omicidio) con bambini fino a 3 anni di età.

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