'Ndrangheta, colpo alla cosca Alvaro nel Reggino: 18 i fermi

Le indagini dei carabinieri hanno fatto luce sugli interessi criminali della cosca 'Alvaro'

Blitz contro la cosca Alvaro di Reggio Calabria. Diciotto, in tutto, le persone fermate, fra cui due imprenditori e il sindaco di Delianuova, Francesco Rossi. Secondo gli investigatori, gli esponenti della cosca Alvaro si sarebbero ritrovati, con i referenti tutti i mandamenti di 'ndrangheta di Reggio Calabria, per discutere la riscossione dei pizzi, la distribuzione dei subappalti a ditte 'gradite' a prezzi di favore, arrivando a mettere mano su opere di interesse nazionale, come la realizzazione dell'elettrodotto Sorgente-Rizziconi, l'unico in grado, in caso di black out, di garantire energia elettrica alla Sicilia.

Le indagini, avviate nell'estate del 2013, hanno delineato gli assetti e gli interessi criminali degli Alvaro, una delle più agguerrite cosche di 'ndrangheta, operante tra i comuni di Oppido Mamertina, Sinopoli, Delianuova e Cosoleto, al cui vertice ci sarebbe Alvaro Carmine, classe 1968, soprannominato 'u pulice'.

Secondo i carabinieri, i suoi fratelli, Antonio, Raffaele e Carmine Alvaro, gli avrebbero organizzato incontri con i referenti di altre cosche ma anche con alcuni imprenditori della zona, desiderosi di entrare nel cerchio privilegiato riconoscendo, di fatto, il potere di regolamentazione dei subcontratti della 'ndrangheta. Il 'pizzo' imposto alla ditta vincitrice dell'appalto da 1,7 milioni di euro per i 'lavori di difesa costiera tra Cannitello e Santa Trada' sarebbe stato riscosso e spartito tra famiglie mafiose da Domenico Calabrese, esecutore delle disposizioni impartite da Raffaele Alvaro, per conto di Alvaro Carmine 'u pulice'.

Nei lavori per l'elettrodotto Sorgente-Rizziconi, gli Alvaro si sarebbero concentrati sui settori più remunerativi - movimento della terra, trasporto, fornitura di inerti, mezzi e manodopera - arrivando, attraverso le ditte riconducibili al sodalizio, ad assicurarsi il controllo del cantiere. Emissari della cosca sarebbero stati Saverio Napoli e Rocco Rugnetta, impegnati nel mantenere i contatti della Roda Spa, impresa vincitrice dell'appalto, e alcune ditte di Sinopoli, ricondibili agli Alvaro. Costoro avrebbero imposto le ditte subappaltatrici, assegnando la fornitura di ferro e calcestruzzo ad aziende vicine al clan. Rugnetta avrebbe svolto anche il garante di 'sicurezza ambientale' proteggendo le ditte Terna e Roda, rispettivamente la committente e l'appaltatrice.

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