Napoli, rivolta nel carcere di Poggioreale: celle distrutte e agenti minacciati
Napoli, rivolta nel carcere di Poggioreale: celle distrutte e agenti minacciati

Trecento detenuti si sarebbero ribellati per il mancato ricovero di un loro compagno

Ennesima rivolta nel carcere di Poggioreale a Napoli. Secondo quanto riferito dall'Osapp (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria), a seguito del mancato ricovero di un detenuto, "300 carcerati del reparto Salerno hanno iniziato una violenta protesta in cui oltre all'aggressione di personale di Polizia Penitenziaria dell'area sanitaria, sarebbero stati danneggiati arredi e suppellettili delle celle. Sarebbero presenti sul posto, oltre al personale di Polizia Penitenziaria del Nucleo Traduzioni di stanza a Napoli Secondigliano, il Provveditore regionale dell'amministrazione penitenziaria e le competenti autorità giudiziarie".

Il Sappe precisa che il Padiglione è stato interamente distrutto e gli agenti sarebbero stati minacciati con i piedi di legno dei tavoli e manici di scope. "Mi sembra evidente - dichiara il segretario generale Donato Capece - che c’è necessità di interventi immediati da parte degli organi ministeriali e regionali dell’Amministrazione della Giustizia minorile, che assicurino l’ordine e la sicurezza in carcere a Poggioreale tutelando gli Agenti di Polizia Penitenziaria che vi prestano servizio. Ed è grave che non siano stati raccolti, nel corso del tempo, i segnali lanciati dal Sappe sui costanti e continui focolai di tensione del carcere napoletano”.

La rivolta - fa sapere ministero della Giustizia - è stata poi sedata nel giro di qualche ora e i detenuti, dopo un confronto con il Comandante e il Provveditore della Campania, hanno fatto tutti rientro nelle proprie celle. 

Uilpa - Preoccupato per la situazione Gennarino De Fazio della Uilpa Polizia Penitenziaria nazionale. "Solo pochi giorni fa, nel corso del confronto in atto fra amministrazione penitenziaria e organizzazioni sindacali sul dilagare dei disordini, dei tumulti e delle aggressioni alle donne e agli uomini della Polizia penitenziaria, l'abbiamo detto al capo del Dap, Francesco Basentini: la fase di studio, analisi e proposte deve essere serrata e rapida e parallelamente è indispensabile introdurre misure che elevino gli standard di sicurezza e correggano le falle nei sistemi custodiali, altrimenti si rischia di arrivare troppo tardi esattamente come nel detto popolare che vuole che nelle more che il medico s'istruisca il malato muoia".

"L'abbiamo detto e ripetuto, non è possibile continuare a gestire una situazione emergenziale come fosse normale e con misure ordinarie; è necessario invece istituire una task force permanente al Ministero della Giustizia e prevedere immediati investimenti sia per l'introduzione e l'implementazione di strumenti e tecnologie sia, e soprattutto, per consentire assunzioni straordinarie di Poliziotti penitenziari che possano colmare i vuoti organici di oltre 4.000 unità", chiosa ancora il sindacalista della Uil. "Altrimenti pur apprezzando l'apertura al dialogo e persino la 'buona volontà' del vertice del Dap, senza un impegno certo del ministro Bonafede e del Governo temiamo che si continuerà a dibattere solo di pannicelli caldi e, con i disordini che ormai si registrano pressoché quotidianamente, l'interrogativo che ora ci si pone non è più sul quando, ma sul dove", conclude De Fazio.
 

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