Napoli, Dia sequestra 100 milioni di beni dei casalesi in 5 regioni

A pochi giorni dalle operazioni che ha portato in carcere il superlatitante Michele Zagaria e 57 tra affiliati e fiancheggiatori del clan dei Casalesi, la Direzione distrettuale antimafia di Napoli ha emesso "con urgenza" un provvedimento di sequestro preventivo di beni mobili e immobili nei confronti di 15 soggetti già destinatari di un provvedimento di custodia cautelare in carcere. Ammonta a oltre 100 milioni di euro il valore dei beni sequestrati tra Campania, Lazio, Toscana, Emilia Romagna e Lombardia.

Tra gli esponenti dei Casalesi oggetto del provvedimento ci sono anche Vincenzo Schiavone, Antonio Corvino, ex consigliere comunale di Casal di Principe e parenti dei capi clan Francesco Bidognetti e Giuseppe Russo. Il sequestro riguarda, tra le altre cose, quattro impianti per la lavorazione di calcestruzzo, che secondo gli investigatori agivano in condizioni di oligopolio nella provincia di Caserta e il 'Beach café', nota discoteca di Riccione. Ma ad essere sequestrati sono stati anche imprese individuali, auto, moto, conti correnti bancari, appezzamenti di terreno, grandi società del settore edile e aziende che gestiscono cave, per un totale di 100 milioni di euro.

L'inchiesta della Dia che ha portato agli arresti prima e ai sequestri poi e chiamata 'Il principe e la ballerina', era partita dalla costruzione di un grande centro commerciale nel comune di Casal di Principe, un investimento da 43 milioni di euro. Coinvolti, tra gli altri Nicola Cosentino, deputato del Pdl, accusato di avere fatto pressioni su funzionari di una agenzia Unicredit di Roma affinché concedessero un imponente finanziamento (5,6 milioni di euro) a esponenti del clan dei Casalesi per la realizzazione del centro e l'imprenditore Nicola Di Caterino uno dei personaggi più importanti dell'indagine, essendo cugino di Giuseppe Russo, detto 'o padrino perché uno dei capi storici dei Casalesi, attualmente detenuto al 41 bis.

I 57 arrestati nel corso dell'operazione sono accusati di associazione a delinquere di tipo camorristico, estorsione, concussione elettorale, abuso d'ufficio, fasto in atto pubblico, truffa ai danni dello Stato e riciclaggio di capitali illeciti, il tutto aggravato dal fatto di aver agevolato il clan dei Casalesi. Tre erano i filoni su cui gli arrestati operavano: il controllo del voto per le elezioni amministrative comunali degli anni 2007 e 2020, la gestione del ciclo di calcestruzzo, attraverso il controllo diretto di quattro imponenti impianti e la gestione a livello amministrativo e finanziario del grande centro commerciale 'Il principe' di Casal di Principe.

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