Motta Visconti, sterminò la famiglia: ergastolo per Lissi
Il perito informatico ha ucciso la moglie e i due figli di 5 anni e 20 mesi

Ha prima ucciso la moglie, poi è salito al piano di sopra dove dormivano i figli e ha strappato anche le loro giovani vite. Il Tribunale di Pavia ha condannato all'ergastolo Carlo Lissi, 34 anni, perito informatico reo confesso, che il 14 giugno 2014 ha sterminato la famiglia. Strategica anche la scelta del momento per agire. La sera del delitto tutto il paese era paralizzato davanti alle tv per seguire l'Italia, impegnata nei Mondiali del Brasile. Nessuno si è accorto degli strani movimenti nella villetta rosa, dove Lissi e la moglie Maria Cristina Omes, 39 anni, abitavano con i figli Giulia, di 5 anni, e Gabriele, di soli 20 mesi.

Un'esistenza normale la loro, scandita dal lavoro, dalle visite ai nonni, dall'asilo. Tutto tranquillo, insomma, almeno, all'apparenza. Finché Carlo si innamora, non ricambiato, di una giovane collega di lavoro. E tutto cambia. Per lei sogna di essere libero, senza il fardello della famiglia. A poco a poco quel desiderio diventa ossessione e l'uomo decide di mettere in atto il suo folle piano. Quella sera, Lissi ha raccontato agli inquirenti che, prima di uccidere la moglie, ha avuto con lei "un momento d'intimità sul divano", nel salotto di casa, a pochi passi dall'ingresso della villetta, dove la coppia stava guardando insieme la televisione. Nel frattempo i figli dormivano al piano superiore, Giulia nella cameretta e Gabriele nel lettone matrimoniale. Lissi a quel punto ha preso un coltello dalla cucina e ha colpito la moglie alle spalle. "Carlo, Carlo, perché mi fai questo?", sono state le sue ultime parole.

Poco dopo l'uomo ha tagliato al gola ad entrambi i figli, immersi nel sonno. E ha cercato di inscenare una rapina, mettendo la casa a soqquadro. Per procurarsi un alibi, il 34enne era andato a vedere la partita con alcuni amici in un pub. Interrogato dai carabinieri, però, era crollato. Lissi è stato processato con rito abbreviato che, in caso di condanna, prevede lo sconto di un terzo della pena. Il gup di Pavia, però, non ha disposto una riduzione degli anni da scontare in carcere, ma l'esclusione della clausola di isolamento.

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