Morto Don Verzé, discusso prete imprenditore

Milano, 31 dic. (LaPresse) - Il nome di Don Luigi Maria Verzé, ex presbitero e imprenditore italiano nato il 14 marzo 1920 a Illasi (Verona) e morto stanotte a 91 anni per una crisi coronarica, rimarrà sempre legato alla sua creatura più innovativa e ambiziosa, l'istituto scientifico universitario San Raffaele di Milano, struttura ospedaliera e centro di ricerca all'avanguardia, 'Tempio della Medicina e della Sofferenza' come si legge nella frase che capeggia all'ingresso della cittadella nosocomiale.

Don Verzé, ordinato sacerdote nel 1948, a cui nel 1964 viene comminata dalla Curia milanese 'la proibizione di esercitare il Sacro ministero' e la sospensione 'a divinis' nel 1973, fonda nel 1969 il San Raffaele. Il nosocomio, che fa parte della Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor, attualmente si estende sul confine est di Milano su 300mila metri quadri nella zona di Cascina Gobba e dell'Olgettina, con diversi distaccamenti a Milano, dà lavoro a circa 3400 persone e ha una capienza di circa 1350 posti letto. Un progetto grandioso che negli anni non è stato esente da controversie e procedimenti giudiziari insieme al suo fondatore e ai suoi collaboratori.

L'ultima crisi che porta il San Raffaele sull'orlo del collasso è nel 2011: a inizio anno la crisi finanziaria della Fondazione di cui Don Verzé è ancora presidente con poteri amministrativi si è fatta insostenibile, attirando l'attenzione della procura di Milano sulla situazione debitoria. A giugno la Fondazione si trova con diversi decreti ingiuntivi a carico, gravata da un debito attorno ad un miliardo di euro, portando all'intervento della procura di Milano secondo quanto previsto dalla legge fallimentare.

Il 29 giugno il pm di Milano, Luigi Orsi, ascolta il consigliere delegato della Fondazione e braccio destro di Don Verzé da 35 anni, Mario Cal. È del 15 luglio l'insediamento di un nuovo consiglio di amministrazione, che, 'nelle persone del professor Massimo Clementi, dell'avvocato Giovanni Maria Flick, del professor Ettore Gotti Tedeschi, dell'ingegner Vittorio Malacalza, del professor Maurizio Pini, del professor Giuseppe Profiti, con l'espressa volontà del presidente don Luigi Maria Verzé ha deliberato il conferimento al Consiglio stesso di tutti i poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione', come si legge nella nota del San Raffaele. Inoltre, 'il presidente ha delegato al vicepresidente Giuseppe Profiti e al Consiglio tutti i poteri, rinunciando all'esercizio degli stessi'. 'Il nuovo Consiglio - prosegue la nota - ha infatti necessità di poter operare una ricognizione degli effettivi dati aziendali e contabili della Fondazione e la valutazione di un Piano di Risanamento nell'interesse del grande progetto San Raffaele voluto dal Fondatore Don Verzé'.

Il cambio del Cda è radicale, e in particolare, Mario Cal ne viene estromesso. Tre giorni dopo, il 18 giugno, Cal, 71 anni, si toglie la vita con un colpo di pistola. 'Cal era molto preoccupato, non tanto per l'inchiesta, quanto per la situazione del San Raffaele', riferisce il suo avvocato, Rosario Minniti, secondo cui a preoccupare Cal non era tanto la situazione debitoria, quanto il fatto che i crediti contratti dal nosocomio, di cui era vicepresidente della Fondazione, non rientrassero. Di fatto, spiega il legale 'non c'erano i mezzi per far fronte al pagamento dei debiti'. 'Le difficoltà del momento - racconta ancora il legale - erano un pensiero costante, ci sono stati investimenti per costruire ospedali e portare ospedali. E portare la sanità dove non c'era. Non c'è stata una mala gestione, piuttosto una gestione non imprenditoriale'.

Alla base del gesto di Cal, secondo Minniti, non c'è l'indagine della Procura di Milano 'solo amministrativa e non penale', piuttosto 'un sogno infranto. Cal era convinto di aver passato la vita a costruire ospedali e negli ultimi tempi questo sogno stava svanendo'.

Il suicidio del suo vice è un duro colpo per Don Verzé. Nel frattempo le passività del San Raffaele continuano ad aggravarsi, raggiungendo 1,4 miliardi di euro a fine agosto e un patrimonio netto, fino a questo momento considerato attivo, negativo per 210 milioni di euro, portando il tribunale di Milano a metà settembre a valutare l'istanza di fallimento, poi depositata dai pm Laura Pedio e Luigi Orsi il 29 settembre, perché, vi si legge, 'Non è prevedibile alcun miglioramento della situazione patrimoniale e finanziaria' dei conti del San Raffaele.

'La previsione dei flussi di cassa in entrata ed in uscita per il periodo agosto-dicembre 2011 predisposta dal management dell'ente - si legge ancora nel documento - presenta saldi negativi mensili pari a circa 100 milioni di euro. Peraltro, il saldo ottenuto è da ritenersi al ribasso poiché si esclude dal computo delle uscite il pagamento delle forniture correnti e si include, solo il pagamento dei debiti pregressi di alcuni fornitori considerati strategici'. La situazione è 'prevedibilmente suscettibile di ulteriore aggravamento' ed 'esige di essere immediatamente e senza ritardo portata nella sede giurisdizionale'.

Aumentano le dimensioni dell'inchiesta. Dalla 'prima analisi' dei documenti cartacei e informatici reperiti durante la perquisizione dell'ufficio e dell'abitazione di Cal, emergono 'ulteriori fatti di reato': viene aperto un fascicolo con varie ipotesi di reato tra le quali, false fatture, ostacolo agli organismi di vigilanza e la bancarotta; al centro delle indagini, i manager dell'ospedale fondato da don Luigi Verzè che hanno lasciato il posto al nuovo Cda, che intanto cerca di definire un piano di salvataggio.

Il gip di Milano Vincenzo Tuninelli descrive la situazione come 'Un programma criminoso di ampio respiro' messo a punto da 'un'organizzazione stabile che ha superato la prova degli anni, e forse dei decenni'. Ai vertici del gruppo ospedaliero, secondo il gip, c'era un'associazione a delinquere capeggiata dal defunto Mario Cal che avrebbe dissipato fondi attraverso il meccanismo delle sovrafatturazioni ai fornitori, contribuendo al crac della Fondazione.

Viene arrestato l'intermediario Pierangelo Daccò, indagato per distrazione di 3,5 milioni di euro dal patrimonio della fondazione, e poi l'ex direttore amministrativo Mario Valsecchi. Oltre che a loro, il reato di associazione per delinquere viene contestato anche al costruttore Pierino Zammarchi e a suo figlio, e agli imprenditori Fernando Lora e Paolo Freschi.

La presunta associazione a delinquere agiva 'attraverso una sistematica sovrafatturazione degli importi dovuti dal San Raffaele ai fornitori - scrive il gip - costituendo all'estero fondi neri per alcuni milioni di euro attraverso le retrocessioni fatte dai fornitori a Cal in contanti o con bonifici a società estere nella disponibilità di Daccò; realizzando il drenaggio del patrimonio della Fondazione attraverso la costituzione in paesi esteri di società di comodo, sui cui conti affluivano le somme distratte; trasferendo il denaro su plurimi conti, con movimentazioni periodiche a favore di beneficiari non identificabili'. Tutte operazioni volte a 'soddisfare esigenze economiche personali e pagamenti in nero'.

Il 2 dicembre Don Verzé scrive ai magistrati milanesi una lettera aperta in cui rivendica ogni responsabilità. 'Mi offro al giudizio di tutti - vi si legge - dei signori pubblici ministeri, del consiglio di amministrazione, dell'opinione pubblica e rivendico l'intera responsabilità morale e giuridica di quanto avvenuto per il San Raffaele, ne rivendico peraltro anche la fondamentale importanza del suo esistere e del suo perpetuarsi nella panoramica della cultura e della sanità'. Nella lettera Don Verzé paragonava la sua posizione a quella di 'Cristo in croce'. La decisione di rompere il silenzio, spiega il fondatore del San Raffaele, viene presa per tutelare molte persone che l'inchiesta e i media stavano danneggiando, tra cui i 'Sigilli', persone che vivono e lavorano per l'ospedale. Don Verzé conclude la missiva augurandosi di avere 'anche la forza di affrontare dinanzi a tutti questo passo, al quale non ho intenzione di sottrarmi' e di sapere 'ora cosa significa essere Cristo tempestato da insulti, sulla croce. Fa parte del mio programma sacerdotale'.

È l'ultimo messaggio pubblico di Don Verzé, 'una persona straordinaria, un uomo di fede, una persona rara e un grande imprenditore', afferma il 19 dicembre Silvio Berlusconi al termine dell'udienza sul caso Mills in tribunale a Milano. 'Non credo che Don Verzé sia coinvolto in questi fatti' aggiunge il Cavaliere riferensosi all'accusa di bancarotta fraudolenta ascritta all'anziano sacerdote.

Il presbitero, che già soffriva di problemi cardiaci, stanotte alle 2.30 viene ricoverato per una crisi coronarica e muore stamattina alle 7.30 a 91 anni. 'Le condizioni di salute di don Verzè sono sicuramente state aggravate dallo stress di quest'ultimo periodo', riferisce il direttore della comunicazione della fondazione San Raffaele Paolo Klum, contattato da LaPresse.

Il ministro della Salute Renato Balduzzi esprime il suo cordoglio per la morte di don Luigi Verzè in un telegramma inviato alla Fondazione San Raffaele ricordandone 'il grande contributo allo stimolo della ricerca biomedica e la capacità di scegliere e valorizzare le eccellenze professionali'. 'Sui profili etici e personali, e sulle vicende al vaglio dei magistrati - conclude il ministro - non ritengo mio compito, soprattutto oggi, entrare'.

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