Morì dopo arresto: in un documentario la storia di Giuseppe Uva

Roma, 14 set. (LaPresse)- E' entrato una notte nella caserma dei carabinieri e, dopo un movimentato arresto, viene trasportato in ospedale in condizioni critiche e muore. Siamo nel 2008. La storia di Giuseppe Uva, un 42enne di Varese, per la cui morte è in corso un processo per 'colpe mediche', ora diventa un documentario. 'Nei secoli fedele - Il caso di Giuseppe Uva' è un lavoro di Adriano Chiarelli, 31 anni, romano, assistente alla regia di Paolo Sorrentino e Matteo Garrone, sceneggiatore e autore del libro 'Malapolizia'. Era la notte tra il 14 e il 15 giugno 2008. Le cause del decesso restano ad oggi tutte da chiarire. L'unico processo celebrato finora ha riguardato l'ipotesi di morte per colpe mediche, ma è stato dimostrato - con sentenza di primo grado - che i medici che hanno tenuto in cura Uva dopo l'arresto non hanno alcuna colpa. Dopo un supplemento di perizia, sempre disposto dal giudice, è stato scientificamente provato che le cause del decesso coincidono con un complesso di fattori esterni che hanno scatenato un collasso cardiaco: stato di ebbrezza, stress emotivo, lesioni. La domanda torna a ripetersi: cosa è accaduto in quelle ore? Allo stato attuale nessun nuovo processo è in corso, ma il giudice estensore della sentenza ha disposto ulteriori indagini sull'arco di tempo che la vittima ha trascorso in caserma e sulle reali cause di morte.

In quelle ore è racchiusa la verità. "Da quel momento ho giurato che avrei fatto tutto il possibile per arrivare alla verità sulla sua morte, un simile scempio non può restare impunito". Queste le parole della sorella Lucia dopo aver visto il corpo straziato del fratello. La donna continua a battersi per la verità, convinta, come dichiara nelle interviste raccolte nel documentario, di poter restituire a suo fratello almeno la sua dignità.

"Ho scelto di raccontare questo caso perché offre un quadro d'insieme di tutte le carenze legislative in tema di tortura e abusi di potere - dice Chiarelli - L'ho scelto, perché parla della morte di un uomo comunemente ritenuto marginale, borderline, appartenente a quelle categorie sociali che più direttamente sono percepite come minacciose dell'ordine costituito. Categorie contro le quali l'abuso e l'arbitrio punitivo si verificano con maggiore facilità e con più frequenza". La regia è firmata da Francesco Menghini. L'anteprima nazionale si terrà a Roma il 27 settembre prossimo alle 19 nel cinema Aquila, nella zona Pigneto.

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