Monza, abusi su ragazze minorenni: arrestato falso medico

Stringeva legami con le vittime sui social e poi si fingeva dottore per attirarle nella trappola

La polizia di Stato ha eseguito nei giorni scorsi un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di un cinquantenne per aver compiuto abusi sessuali su ragazze minorenni in provincia di Monza. Per attirare le vittime l'uomo si spacciava per medico dopo aver instaurato con loro un legame attraverso conversazioni sui social.

Le indagini svolte dai poliziotti con accertamenti sul territorio, acquisizione di informazioni (cittadini, amministratori di stabili) servizi di appostamento e pedinamento, anche mediante l'utilizzo di strumenti tecnologici (localizzatori gps), analisi di tabulati telefonici, ricerche in banche dati e individuazioni fotografiche hanno consentito di individuare l'appartamento utilizzato e successivamente il falso medico. Per acquisire riscontri e accertare il coinvolgimento di altre vittime gli agenti hanno analizzato i profili social utilizzati dal delinquente che consentiva di individuare decine di profili 'fake' e di osservare il suo schema di adescamento ingegnoso e subdolo. "Già dalle prime investigazioni è risultata evidente la serialità degli stratagemmi utilizzati dall'indagato per irretire le sue giovani vittime, a cui sono seguite in caso di necessità per vincerne le resistenze, vere e proprie minacce", spiegano gli investigatori.

Oltre alla vittima che aveva avuto il coraggio di denunciare quanto subìto, immediatamente dopo veniva individuata un'altra vittima minorenne, circuita e abusata. Nel caso della prima vittima accertata, particolarmente fragile psicologicamente, l'indagato si garantiva le prestazioni sessuali nel gioco di una relazione in cui la leva privilegiata era costituita dai sensi di colpa indotti nella vittima. L'elargizione del trattamento neutro alle altre ragazze veniva subordinato, in quel caso, all'accondiscendenza sessuale della vittima, alla quale l'uomo faceva credere di essere la 'preferita' e, dalla quale, contrariamente a quanto dichiarava avvenire per la sua clientela, non pretendeva remunerazione per le portentose prestazioni offerte. Nel caso della seconda vittima, una quindicenne, la gravissima condotta ingannatoria posta in essere dall'indagato, ed emersa nella sua vera connotazione solo all'atto dell'audizione della minore, escludeva inequivocabilmente la volontarietà dell'atto sessuale da parte della stessa. L'uomo, infatti, aveva fatto leva sia sulla fragile personalità della vittima, sia, soprattutto, costringendo la ragazza a subire gli atti sessuali sotto la minaccia di gravi danni, di natura fisica, economica e morale: la richiesta di 365 euro in caso di rifiuto di portare a termine la prestazione, il prospettare il coinvolgimento della famiglia nel caso in cui non avesse pagato la somma richiesta e le conseguenze di natura fisica derivanti dal mancato trattamento (frigidità, sterilità e altri esiti negativi).

Le dichiarazioni rese dalla minore, decisamente sollevata per la fine dell'incubo vissuto, delineavano, in tutta la loro chiarezza, connotati di natura ossessiva dell'indagato nel voler raggiungere i suoi perversi obiettivi.
La circonvenzione di cui è caduta vittima la ragazzina è stata, quindi, realizzata pienamente dall'indagato attuando molteplici strategie: il ricorso ad una posizione autoritativa, quella di 'medico', percepita dalle vittime come rassicurante e sufficiente ad attribuirgli fiducia e credibilità; l'ingannevole trappola di una prestazione (trattamento), ormai iniziata alla quale non era più possibile rinunciare se non accettando le già descritte gravi conseguenze e/o attraverso il pagamento di una somma ovviamente inaccessibile ad una vittima così giovane; l'inserimento della dinamica perversa di afflati di coinvolgimento affettivo con l'utilizzo di un comportamento ammaliante, linguaggio adolescenziale, tonalità di voce sdolcinata, tutti finalizzati a creare un contesto situazionale favorente.

Diabolica anche la strategia utilizzata per adescare una terza vittima, nei confronti della quale l'uomo ha individuato, quale strumento privilegiato per raggiungere i suoi perversi obiettivi, il coinvolgimento affettivo, intrecciando preliminarmente con la ragazza - fingendosi un coetaneo di bell'aspetto - una lunga ed intensa corrispondenza tanto da trascinarla in una relazione sentimentale virtuale, che si sarebbe potuta concretizzare solo se lei avesse accettato di sottoporsi al trattamento praticato dal medico di fama mondiale 'Berti Alberto', amico di famiglia. Appariva indubbia la posizione di dipendenza e soggezione in cui l'indagato aveva, inequivocabilmente, condotto le ragazze, che, per l'evidente fragile personalità non erano state in grado, in autonomia, di trovare una via di fuga. Le vittime, come anche delineato nella relazione clinica della psicologa che ha coadiuvato gli agenti del Commissariato Monza in sede di audizione delle minori, hanno subito atti sessuali altamente lesivi, in quanto, loro, prive di strumenti per riconoscerli.

Le indagini condotte dai poliziotti del Commissariato di Monza, coordinato dalla Procura di Milano, hanno consentito di raccogliere significativi elementi di prova tanto da far ritenere al gip che la misura cautelare in carcere per il 50enne "fosse l'unica idonea ad interrompere qualunque attività delittuosa, anche propedeutica al perfezionamento del disegno criminale dell'indagato, e ad evitare il concreto rischio di inquinamento probatorio sia in ordine alla manipolazione del materiale informatico in suo possesso, sia al possibile condizionamento di altre parti offese, e di quelle eventualmente coinvolte", spiega la questura.

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