Milano, uccide la fidanzata a coltellate: Mi è partito un embolo
Domani l'uomo dovrà comparire davanti al gip per l'interrogatorio di garanzia

"Mi è partito un embolo e poi non ricordo più con esattezza quelli che è accaduto". Così Arturo Saraceno, 33 anni, si è difeso nel corso della notte, trascorsa nella caserma dei carabinieri di Legnano, per aver ucciso la fidanzata, la 25enne Debora Fuso, a coltellate. Saraceno, difeso dall'avvocato Gabriele Galati, ha raccontato ai militari e al pm di Busto Arsizio Maria Cardellicchio, nel corso di una lunga confessione terminata alle due di notte, che avrebbe dovuto sposare Debora l'11 agosto, ma che dal mese di aprile la coppia era entrata in crisi.

La ragazza faceva da baby sitter a casa di alcuni parenti del fidanzato, dove si sarebbero verificati dei piccoli furti. Per questo Saraceno aveva interrotto la relazione ed era andato a Potenza per una settimana, anche per sfuggire alle "pressioni" dei familiari di Debora, di origine calabrese. La ragazza lo aveva raggiunto in Basilicata e la lite si era ricomposta. Martedì, mentre la coppia stava facendo un aperitivo nel cucinotto in mansarda, sono di nuovo divampati i litigi. Saraceno ha preso il coltello da cucina con cui la ragazza stava affettando del salamino e l'ha colpita, uccidendola.

Ai carabinieri che sono arrivati a casa della coppia in via Cardinal Ferrari a Magnano, nel Milanese, Saraceno ha subito detto di aver perso il controllo e di non ricordare esattamente che cosa fosse accaduto. L'operaio di 33 anni ha anche detto, però, di essersi sentito "minacciato" dai parenti della fidanzata dopo che ad aprile l'aveva lasciata per la quarta volta in sei anni. Nonostante i due giovani fossero tornati insieme, nell'ultimo periodo, a quanto ha riferito Saraceno agli inquirenti, le lito tra loro erano frequenti. Circostanze che dovrà chiarire davanti al gip di Busto Arsizio, davanti al quale dovrà comparire per l'interrogatorio di garanzia, che con ogni probabilità avrà luogo già domani nel carcere della cittadina.

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