Milano, sequestrarono ragioniere di Berlusconi: volevano 35 milioni

Milano, 19 nov. (LaPresse) - Giuseppe Spinelli, storico collaboratore e uomo di fiducia di Silvio Berlusconi, e la moglie, sono stati sequestrati per una notte, tra il 15 e il 16 ottobre scorso. I malviventi, dicendosi in possesso di documentazione in grado di ribaltare la sentenza civile d'appello del 'lodo Mondadori', chiedevano che Berlusconi consegnasse in cambio 35 milioni di euro. La vicenda è emersa oggi, dopo che la squadra mobile di Milano ha arrestato sei persone per il sequestro. Spinelli, ragioniere, salì agli onori della cronaca nella vicenda del residence dell'Olgettina, dove svolgeva il ruolo di factotum per le ragazze che partecipavano alle feste ad Arcore dell'allora premier.

LA BANDA. A finire in manette sono stati tre italiani e tre albanesi. Francesco Leone, 51 anni, arrestato nella sua casa di Paliano (Frosinone), era il capo della banda. Leone, ex collaboratore di giustizia con una lunga lista di precedenti per questo tipo di reato, si trovava a casa di Spinelli nella notte tra il 14 e il 16 ottobre scorso. Una sua traccia biologica è stata trovata nell'appartamento del ragioniere, che ha anche descritto agli inquirenti le scarpe rosse con i lacci neri che il rapitore indossava quella sera, poi trovate dalla polizia a casa di Leone. In manette è finito anche il complice Pierluigi Tranquilli, 34enne incensurato, arrestato mentre faceva ritorno a Olevano Romano (Roma) dove abita dalla Toscana con un carico di vino per l'azienda per cui lavora di proprietà del padre, che commercializza alcolici e bevande. In manette è finito anche Alessio Maier, 46 anni, con un precedente per traffico d'auto. Anche tre albanesi facevano parte della banda: sono i fratelli Ilirjan e Laurenc Tanko, di 33 e 39 anni, arrestati rispettivamente ad Asolo (Treviso) e Rovato (Brescia) in case delle due sorelle Mirena e Kristina. Nell'appartamento di quest'ultima è stato anche arrestato il sesto complice, il 28enne Marjus Anuta. Gli inquirenti hanno accertato la presenza dei tre albanesi, tutti con precedenti per furto, rapina e immigrazione clandestina, in casa e nei pressi dell'appartamento di Spinelli la notte del rapimento.

LA DINAMICA. A segnalare il sequestro fu nel pomeriggio del 17 ottobre, oltre 36 ore dopo la liberazione di Spinelli, l'avvocato di Berlusconi, Niccolò Ghedini, che ha avvertito direttamente il procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati. Ai magistrati il contabile di Berlusconi ha riferito di essere arrivato a casa il 15 ottobre scorso intorno alle 22 e di essere stato aggredito sul pianerottolo di casa da due uomini, con il volto coperto e armati di pistola, che lo attendevano sulle scale del palazzo dove abita a Bresso, alle porte di Milano. I due uomini, raggiunti da un terzo complice intorno alle 2 del mattino, lo avrebbero spinto in casa e avrebbero sequestrato lui e la moglie per oltre 11 ore fino a quando, nel primo mattino, Spinelli, sotto minaccia, ha contattato Berlusconi e gli illustrato le richieste dei rapitori. A quel punto i tre hanno liberato gli ostaggi e sono andati via "consapevoli che la loro offerta fosse giunta a destinazione - ha spiegato il capo della mobile, Giuliano - e con l'accordo di farsi risentire" nei giorni successivi.

La banda, da quanto è emerso dalle indagini, nei giorni successivi ha chiamato diverse volte a casa di Spinelli, che nel frattempo aveva lasciato casa per qualche giorno per sicurezza. Nel primo pomeriggio del 17 novembre sono riusciti a parlare al ragioniere, rientrato brevemente nel suo appartamento. La telefonata, da quanto emerge dai tabulati, è partita da una cabina telefonica di Malnate (Varese), paese dove risiede Alessio Maier, che assieme al capobanda Francesco Leone, nei giorni successivi ha tentato più volte di contattare Spinelli, senza riuscirci. Secondo Giuliano, però, non ci sarebbe stato alcun contatto diretto tra i rapitori e Berlusconi.

GHEDINI: "NIENTE SOLDI SENZA DOCUMENTI". "Se noi non vediamo i documenti non paghiamo una lira". E' stata questa frase dell'avvocato Niccolò Ghedini che avrebbe convinto i rapitori del ragionier Giuseppe Spinelli e della moglie a liberarli. L'avvocato, che oggi era in tribunale a Milano per il processo Ruby, ha riferito ai giornalisti di aver detto al ragioniere, che gli aveva telefonato sotto la minaccia della banda di malviventi che lo aveva sequestrato: "Guardi possiamo anche parlarne, possiamo anche decidere di pagare però lei deve venire ad Arcore e portare copia dei documenti". Il ragioniere in quel momento gli avrebbe risposto di non potersi muovere. A quel punto Spinelli capì che c'era "qualcosa di strano". "Quella mattina - ha spiegato Ghedini - Spinelli chiamò Berlusconi e gli disse che c'erano delle persone che sostenevano di avere documenti utili per noi sul lodo Mondadori. Berlusconi mi chiamò e me lo disse. Allora telefonai a Spinelli e lo invitai a farsi dare questi documenti" ma davanti al rifiuto di Spinelli di andarea d Arcore, Ghedini si allarmò.

NESSUN DOCUMENTO. Nessuna traccia, invece, dei documenti che, secondo i rapitori, avrebbero potuto ribaltare le sorti della sentenza d'appello del 'lodo Mondadori' che ha condannato la Fininvest al pagamento di circa 564,2 milioni di euro alla Cir, holding della famiglia De Benedetti, mettendo fine così alla 'guerra di Segrate'. Spinelli ha assicurato agli inquirenti di averli visti ma di non essere certo del contenuto, perché ha potuto visionarli solo per alcuni minuti. I rapitori avevano chiesto 35 milioni di euro a Berlusconi in cambio delle carte, soldi che, secondo gli inquirenti, non sarebbero mai stati consegnati.

Il gruppo però aveva tre cassette di sicurezza dal contenuto sconosciuto. Per il gip Paola Di Lorenzo è necessario "accertare quale sia il contenuto delle tre cassette di sicurezza accese dagli indagati (una presso il Credito Valtellinese e le altre due presso Banca di Credito Cooperativo di Busto Garolfo e Buguggiate)", si legge nell'ordinanza di custodia cautelare. "L'indagine - si legge ancora nel provvedimento - a tale riguardo si rivela estremamente rilevante e ciò per una duplice ragione: in primo luogo in quanto l'accensione di tali cassette pare proprio collegata col sequestro dei coniugi Spinelli; in secondo luogo in quanto gli stessi indagati paiono attribuire estrema importanza al contenuto delle cassette di sicurezza, tanto da volerne trasferire il contenuto in Svizzera al fine di evitare qualsiasi ingerenza delle forze dell'ordine".

NESSUN RISCATTO. Non sarebbe comunque stato pagato alcun riscatto da parte di Silvio Berlusconi, ha spiegato il capo della mobile.

IL VIDEO COMPROMETTENTE SU FINI. La banda che rapì Spinelli però parlò al contabile di fiducia della famiglia Berlsuconi anche di un cd che conteneva un filmato in cui si vedeva Gianfranco Fini a cena con i tre magistrati che si sono occupati del lodo Mondadori. Per i malviventi, nel filmato si sentiva Fini chiedere ai magistrati di aiutarlo a 'fregare' Berlusconi e che, se lo avessero fatto, gli sarebbe stato grato per tutta la vita. Di questo cd, così come di altre carte che Spinelli avrebbe avuto modo di visionare per qualche minuto, gli investigatori non hanno trovato traccia. Le indagini sulla vicenda sono ancora in corso.

Per convincere Berlusconi a pagare il gruppo costrinse Spinelli a telefonargli e a dirgli che il video era autentico, che lui lo aveva visto. Sotto la minaccia dei rapitori Spinelli chiamò Berlusconi. Erano le otto del mattino. "Ho detto al presidente Berlusconi - si legge nel verbale del colloquio di Spinelli con i magistrati - che la sera precedente, tardi, avevo avuto un appuntamenti in un luogo non meglio precisato, dove io in quel momento mi trovavo, che mi era stato fatto vedere un pezzo di un filmato che io garantivo come autentico, dove si dava atto di un incontro tra Fini e i magistrati che si sono occupati della causa civile sul lodo Mondadori".

"Ribadisco - si legge ancora in un passaggio del verbale dell'interrogatorio di Spinelli davanti ai pm della Dda di Milano - che ho detto a Berlusconi che il filmato che avevo visto era autentico e che le persone che avevano questo filmato erano disposte a cederlo soltanto con una grossa somma di denaro, che era l'equivalente del 6% di 560 milioni di euro, che a dire degli aggressori che l'importo che la Finivest era stata condannata a pagare, quindi la cifra era dell'importo di 35 milioni di euro". Dopo di che Spinelli fu costretto a chiamare anche Ghedini, e a raccontare anche a lui di aver visto il filmato.

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