Il Teatro alla Scala restituirà i 3 milioni ai sauditi. Sala: "Ma nessuna preclusione verso di loro"

Il sindaco di Milano ha annunciato la decisione del cda del Teatro: i bonifici non rispettavano le linee guida delle donazioni

Gli oltre 3 milioni donati al Teatro alla Scala dal principe Badr Bin Abd Allah saranno restituiti. Si concludono così i giorni di polemiche e discussioni sulla questione del denaro saudita versato a sostegno del Teatro. A confermarlo è lo stesso sindaco di Milano, Giuseppe Sala in una conferenza stampa al termine del cda del Teatro alla Scala.

"In data 4 marzo sono arrivati due bonifici, uno da 3 milioni, l'altro da 100mila euro dal principe saudita Badr Bin Abd Allah, che non riportavano causale, fatti non rispettando le linee guida per le donazioni della Scala e verranno restituiti", ha dichiarato il primo cittadino. "La premessa è che il cda non reputa che l'Arabia Saudita sia un Paese con cui non si può parlare. La cultura è uno strumento di relazioni con gli altri paesi. Non c'è nessun accordo, ma non c'è preclusione verso i sauditi. Non c'è una black list di Paesi con cui non si parla, se c'è ce lo dica il governo", ha aggiunto Sala, che poi ha sottolineato come il "percorso non sia stato gestito bene a livello di comunicazione".

Le polemiche erano nate a fine febbraio quando dai sauditi è arrivato un finanziamento corposo al teatro milanese: da più parti si è paventato il probabile ingresso, a questo punto, di Riyad nel cda. L'azione sarebbe stata condotta in solitaria dal sovrintendente Alexander Pereira, su cui ora grava l'ipotesi della sfiducia. "Per me parla il governatore Fontana. Spero che nessuno - ha dichiarato il vicepremier Matteo Salvini - abbia fatto scelte culturalmente economicamente politicamente rilevanti senza coinvolgere gli azionisti che rappresentano i cittadini. Quindi se qualcuno lo ha fatto sì è comportato in maniera scorretta". Ma Giuseppe Sala è fermo: "Pereira resta al suo posto fino alla fine del mandato. Nessuno nel cda della Scala ha mai parlato dell'ipotesi che potesse lasciare. "Al sovrintendente - ha aggiunto - imputo grande ingenuità. Ormai è un po' di anni che è in Italia e dovrebbe capire come funziona il meccanismo. A lui ho detto che apprezzo l'attivismo e questo modo di fare per cui si spende molto nell'azione internazionale, ma lo ritengo un po' ingenuo a credere che quello che un esponente politico gli dice un giorno poi lo dichiari all'indomani".

 

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