Milano, narcotrafficanti preferiscono Olanda a 'ndrine
E' quanto emerso dalle indagini che oggi hanno portato all'arresto di 31 persone in un blitz antidroga

Sono due i gruppi criminali dediti al traffico internazionale di droga scoperti dalla squadra mobile di Milano, uno italiano e l'altro albanese, e 31 le ordinanze di custodia cautelare, di cui 29 in carcere e 2 ai domiciliari, emesse dal gip del tribunale di Milano su richiesta della Procura della repubblica del capoluogo lombardo, di cui 27 eseguite questa mattina in Lombardia, Sicilia e Albania. Ai narcotrafficanti, secondo quanto emerso in sei mesi di indagine, da gennaio 2014 a luglio dello stesso anno, non piaceva la droga dei fornitori delle 'ndrine calabresi: perché acquistare da loro cocaina, pensavano, se si riusciva a trarre maggiore guadagno acquistandola direttamente nei Paesi Bassi e Belgio, in particolare in Olanda, a prezzo minore e di qualità superiore. "La criminalità albanese dedita alla droga si sta espandendo in Italia, prendendo il posto delle classiche 'ndrine calabresi", ha spiegato oggi in conferenza stampa in questura Andrea Olivadese, funzionario della sezione Narcotici della squadra mobile di Milano. 

"Almeno per questa indagine bisogna sfatare il mito del monopolio assoluto della 'ndrangheta nel mondo dello spaccio: le compagini albanesi coese al loro interno in questi anni si sono ramificate in tutta la Lombardia", spiega Olivadese.
"Inoltre - aggiunge il funzionario della Narcotici - gli albanesi godono di un ricambio generazionale più facile, mentre gli italiani nascono e crescono qua". Ed è così che i due gruppi criminali si erano organizzati in proprio, facendo del porto di Rotterdam la loro base logistica per lo stoccaggio, e affidando il trasporto dello stupefacente ad autotrasportatori che la smistavano in varie città italiane. In tutto ciò gli albanesi occupavano una posizione di maggior rilievo: coordinavano l'acquisto e decidevano a quali fornitori affidarsi. Gli italiani invece, oltre al trasporto della coca, si occupavano dell'importazione di hashish dal Marocco, che veniva venduto a Milano, Monza, Bergamo, Brescia, Varese, Como e Siracusa. "Il controllo del territorio sta cambiando nel tempo: i gruppo albanesi e Rom hanno saputo sfruttare l'attenzione che ultimamente gli inquirenti hanno posto su altre indagini, ad esempio la 'ndrangheta, per farsi spazio", spiega il procuratore aggiunto Riccardo Targetti commentando l'operazione di cui è uno dei coordinatori, denominata 'Dexter' per la somiglianza di uno degli agenti coinvolti nell'indagine con un noto personaggio di una serie televisiva poliziesca statunitense.

Il blitz è scattato alle prime ore dell'alba. Tra le persone arrestate, di cui 9 in flagranza del 2014, ci sono anche 3 donne: una di loro spacciava nel suo negozio di parrucchiera. L'indagine nasce dall'assalto a un camion portavalori comandato da un carcere siciliano: dalla sua cella un detenuto aveva dato l'ordine a due compaesani, indicando il luogo e le modalità dell'azione. Nei fatti quella rapina non è mai avvenuta, ma alcune fonti confidenziali della polizia in quell'occasione avevano raccontato della sua programmazione in cui sarebbero stati implicati anche dei narcotrafficanti, su cui si è poi concentrata l'indagine. "L'assalto al portavalori poteva sembrare una casualità, e invece dal gruppo di rapinatori si è seguita la pista del narcotraffico che in prima battuta ha portato al sequestro di 10 chili di cocaina nascosti nella cabina di un tir", ha aggiunto il procuratore Targetti.

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