Milano, aggredito con acido: fermato complice Alexander e Martina

Milano, 3 feb. (LaPresse) - E' Andrea Magnani, 32 anni, il complice che ha aiutato Martina Levato e Alexander Boettcher la sera del 28 dicembre quando hanno aggredito con l'acido lo studente 22enne Pietro Barbini. Il bancario di 32 anni ieri notte è stato portato in Questura ed è stato fermato intorno alle 3 di mattina, dopo un lunghissimo interrogatorio in Questura. Sono molti gli elementi che hanno portato Magnani in carcere. Per gli inquirenti è lui il ragazzo con il giubbotto giallo che compare nel video scovato dall'avvocato di Alexander, Ermanno Gorpia. Le telecamere del palazzo di fronte al numero 14 di via Giulio Carcano hanno filmato tuta la preparazione dell'agguato allo studente 22enne, ex fidanzato di Martina dei tempi del liceo. A quel 'blitz punitivo' Martina e Alexander avrebbero "richiesto e ottenuto" la presenza del 32enne, scrive il pm Marcello Musso nell'atto con il quale ne ha disposto il fermo per concorso in lesioni gravissime. In via Carcano Magnani ci arriva insieme a Martina e porta "una borsa, consegnatagli da Boettcher, con all'interno una scorta di uno o due contenitori di acido". Per il pm, è sua la voce che contatta più volte Barbini, dicendogli che deve ritirare un pacco in arrivo dalla Francia. Per fare quelle telefonate, il 32enne, d'accordo con la coppia, è andato "in un Internet point" di via Meda. La parrucca e la maglia gialla usate per camuffarsi in quelle occasioni gli sarebbero state consegnate da Alexander e Martina. Prima del blitz, la studentessa bocconiana si traveste con una parrucca rossa e "una giacca grigia con il cappuccio" e prende "dall'auto del Magnani, a bordo della quale era giunta in via Carcano, una borsa con all'interno due contenitori". Poi lancia "il liquido caustico contenuto nei barattoli sul volto della vittima". Boettcher, invece, agisce in supporto alla compagna "inseguendo Barbini - scrive sempre il pm - e minacciandolo di colpirlo con un martello". Lo studente 22enne, però, riece a neutralizzarlo con una mossa di judo e, aiutato dal padre che lo ha accompagnato e da un passante, trascina Boettcher in un bar in attesa della polizia. Dopo l'aggressione, Magnani ha guidato "la sua auto con a bordo la Levato per darsi alla fuga - si legge ancora - e far perdere le loro tracce, mentre la Levato portava con sè i due barattoli dell'acido gettato sulla faccia di Barbini e altri due ancora pieni". Martina e il complice sono arrivati nel loro "rifugio", la casa di Magnani in viale Monza. Per il pm Marcello Musso, il fermo era necessario perchè Magnani ha cercato di inquinare le prove. Non solo. Avrebbe potuto fare altri attacchi con l'acido, dato che nel suo appartamento la polizia ha trovato alcune bottiglie di liquido corrosivo e dello spray urticante, del tutto simile a quello utilizzato nell'aggressione del fotorafo Giuliano C., per la quale sono indagati Alexander e Martina. Magnani, sposato con una donna bielorussa, avrebbe potuto decidere di darsi alla fuga raggiungendo la moglie che ha lasciato l'Italia il 28 dicembre. Domani mattina il 32enne, in carcere a Opera per evitare contatti con la coppia che si trova a San Vittore, dovrà affrontare l'interrogatorio di convalida davanti al gip Giuseppe Gennari.

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