Migranti contro animali. Torna la bufala che crea odio
Il post parla di profughi islamici che non vogliono stare vicino a un canile. I creduloni del web si avventano, ma il comune dove sarebbe successo neppure esiste

La paura dei migranti, l'amore per gli animali. Due ingredienti tipici delle bufale create ad arte per suscitare odio e scatenare il risentimento sociale. In questi giorni, su Fb (su una pagina intitolata a Beppe Grillo ma che non risulta abbia direttamente a che fare col comico genovese), ne torna una che era già andata in giro nel settembre del 2016 ed era stata ampiamente smontata da "Next" e da altri "debunker". E' una storia che, secondo chi l'ha inventata si sarebbe svolta (nel 2016 come oggi) in un comune che non esiste: San Bernardo sul Brenta.

Nel 2016, la lanciò un certo signor Carlo Fontana, questa volta tocca a Giuseppe Caturano (che, dopo qualche giorno, a onor del veero, ha tolto l'allegato). Le parole del post (tutto ben urlato in maiuscolo) sono esattamente le stesse: "Immigrati del centro profughi di San Bernardo sul Brenta! In rivolta perché la struttura è situata vicino a un canile, animale da loro considerato impuro! Condividi per far sapere chi stiamo ospitando. Grazie Renzi e Boldrini!". A parte la sgrammaticatura del "canile considerato animale impuro", anche l'immagine è la stessa ed è chiaramente un fotomontaggio (già usato in diverse analoghe occasioni) che rappresenta alcune donne velate che reggono un cartello con un divieto per i cani e la scritta "Cani di merda".

Il "debunkering" di una fake come questa è un'operazione molto semplice, anche perché il "creatore" ci ha lasciato dentro alcuni evidenti errori: come detto il Comune di San Benedetto del Brenta non esiste e il termine "centro profughi" non corrisponde a nessuna realtà. I centri profughi in Italia non ci sono mai stati. Ma il mix animali (amore)-migranti (odio) magari condito da un attacco a Renzi e Boldrini è irresistibile per i creduloni della rete che si scatenano immediatamente.

Qualche anno fa circolò una fake che aveva esattamente la stessa struttura: nel comune di Isola Ligure (comune che non esiste), il signor Parodi riceve nottetempo la visita di  tre ladri di origini africane. Il cane del signor Parodi ne azzanna uno al polpaccio e l'uomo (un senegalese) viene arrestato. Un giudice (non si sa di quale tribunale) decide per l'abbattimento dell'animale (altra cosa incredibile perché il magistrato non sarebbe stato competente) e tutti i commentatori sul web si scagliano contro l'inesistente magistrato accusandolo di qualsiasi nefandezza, augurandogli le peggiori sofferenze e proponendosi per infliggergliele.

Ma come nascono queste fake news con l'errore dentro lasciato come un segno di "bufalaggine"? Secondo David Puente, uno dei maggiori "debunker" italiani c'è chi si diverte a lanciare questo tipo di fake: "E' una specie di test sociale. Ma non si rendono conto che creano solo confusione e che, una volta partita, la bufala non si ferma e, qualunque sia la ragione per cui è stata creata, ha lo stesso effetto negativo". Perché le creano? "A volte, come dicevo - risponde Puente - per dimostrare la credulità della gente, altre per fare soldi. Il famoso Ermes Maiolica, non ci faceva soldi e le creava quasi per vendicarsi di quelle che si era bevuto lui quando faceva parte dei milioni di creduloni. E' una brava persona, ma gli effetti negativi delle sue bufale, ancorché riconoscibilissime, ci sono lo stesso".

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