Gommone con 200 migranti a bordo verso l'Italia. Salvini: "Malta si tira indietro"

Il vicepremier attacca La Valletta che avrebbe abbandonato l'imbarcazione e non avrebbe coordinato le operazioni di soccorso dome promesso

Si alza di nuovo la tensione con Malta sul fronte migranti. Un pattugliatore, secondo quanto riferito dal Viminale, ha invertito la rotta, abbandonando un gommone con 150/200 persone in mezzo al Mediterraneo in direzione dell'Italia. La Valletta aveva preso il coordinamento delle operazioni di soccorso, "ma come al solito sta cercando di rifilare gli immigrati al nostro Paese", accusa il ministro dell'Interno, Matteo Salvini.

Insomma, "ci risiamo", attacca il vicepremier leghista, che ha più volte in questi mesi puntato il dito contro le politiche maltesi sui salvataggi in mare. Nel mirino, quasi inevitabilmente, entra anche l'Europa. "È l'ennesima vergogna - tuona Salvini -, degna di questa Unione europea incapace e dannosa. A Bruxelles sono troppo impegnati a scrivere letterine contro l'Italia per occuparsi di questi problemi". Anche dopo il giro di vite voluto dal capo del Carroccio sul fronte dell'accoglienza - con i porti chiusi alle navi umanitarie delle Ong, tornate tra l'altro in questi giorni mare, la riduzione degli sbarchi e la stretta in arrivo con il dl Sicurezza -, la gestioni dei flussi continua a essere una 'carta' da giocare sui tavoli europei, concentrati a bocciare la manovra giallo-verde.

Cerca di 'approfittarne' anche il Movimento 5 Stelle, con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, da cui dipendono le capitanerie di porto. "Malta si gira dall'altra parte - scrive su Twitter -, stavolta per una fantomatica avaria. E l'Ue che fa? Sostiene uno dei suoi Paesi fondatori, l'Italia, o fa finta di nulla mentre salviamo vite umane? Noi che intanto stiamo agendo anche per dare lavoro e futuro ai nostri concittadini".

Seppur con tutti altri toni, un richiamo sul fronte migranti arriva anche dal premier Giuseppe Conte, che al Forum Med a Roma sottolinea la "sfida a lungo termine che richiede una risposta strategica e strutturata. Diminuire gli sbarchi significa contribuire a scardinare la rete di trafficanti di essere umani, significa soprattutto ridurre il numero di vittime in mare. Questo governo sin dall'inizio ha sollecitato una risposta complessiva dell'Europa, coordinata ed efficace. Una risposta che ancora fa fatica a farsi strada e a essere attuata, e lo dico anche con un certo rammarico". Eppure, rimarca 'l'avvocato del popolo', l'Europa ha tutto l'interesse, "oltre che il dovere storico", di cercare la stabilità dell'area del Mediterraneo, dove le tensioni sfociano in immigrazione e "a essere in gioco non è solo il futuro della regione, ma anche l'avvenire, la stabilità e la sicurezza del Vecchio continente". 

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