Meredith, Cassazione annulla assoluzione. Amanda: Avanti a testa alta

Roma, 26 mar. (LaPresse) - I giudici della prima sezione penale della Cassazione hanno annullato la sentenza di assoluzione per Amanda Knox e Raffaele Sollecito, per l'omicidio di Meredith Kercher, la studentessa uccisa nella notte tra il primo e il 2 novembre del 2007 a Perugia. Il nuovo processo di appello si celebrerà presso la Corte d'assise d'appello di Firenze. Il tribunale di Perugia, infatti, dispone di una sola sezione d'appello e per questo i processi d'appello rinviati dalla Cassazione della cittadina umbra appartengono territorialmente a Firenze. La Corte di Cassazione, oltre ad aver annullato la sentenza di assoluzione per Raffaele Sollecito e Amanda Knox - che in primo grado erano invece stati condannati rispettivamente a 26 e 25 anni - ha respinto il ricorso della ragazza americana contro la condanna a tre anni di reclusione per calunnia nei confronti di Patrick Lumumba, da lei accusato del delitto di Meredith Kercher. La condanna diventa così definitiva. La Knox ha già interamente scontato la pena.

AMANDA: "AFFRONTEREMO LA BATTAGLIA".
"Non importa cosa accadrà, la mia famiglia ed io affronteremo questa continua battaglia legale come abbiamo sempre fatto, fiduciosi nella verità e a testa alta di fronte alle accuse ingiuste e all'irragionevole avversità", ha commentato con un comunicato Amanda Knox, subito dopo la sentenza. "Dice che continuano a non crederle", ed è "molto delusa", ha spiegato uno dei suoi legali, l'avvocato Luciano Ghirga. "La delusione è forte ma la battaglia continua", ha aggiunto.

RAFFAELE: "PENSAVO FOSSE FINITA". OGGI E' IL SUO COMPLEANNO. "Lui pensava che questa storia fosse finita, non deve essere deluso perché è innocente", ha detto uno degli avvocati di Raffaele Sollecito, Luca Mauri, riferendo ai cronisti le prime parole del ragazzo dopo la sentenza. "Ho parlato con lui poco fa - ha spiegato - e gli ho fatto anche gli auguri perché oggi è il suo compleanno, compie 29 anni. L'ho tranquillizzato".

GIULIA BONGIORNO: "SEMBRA UNA VIA CRUCIS". "Sembra una via crucis che deve continuare", ha commentato l'avvocato Giulia Bongiorno, legale della famiglia Sollecito. "Chiederemo - ha annunciato - che si faccia al più presto questo processo d'appello". "Le sentenze comunque - ha puntualizzato - vanno sempre rispettate, sia quando ti danno ragione che quando ti danno torto, per cui non mi sentirete sbraitare".

LEGALE FAMIGLIA KERCHER: "GIORNATA IMPORTANTE PER GIUSTIZIA ITALIANA". Soddisfatto invece Francesco Maresca, difensore della famiglia Kercher: "E' una giornata importante - ha detto - per la giustizia italiana. La sentenza di appello faceva acqua da tutte le parti". "Stephanie - ha aggiunto, riferendosi alla sorella di Meredith - è contentissima. Cercano di capire cosa succederà, la giustizia italiana è difficile da capire all'estero. Le ho spiegato che faremo un nuovo processo".

PROCURATORE: "SONO SODDISFATTO". Soddisfazione ha espresso anche il procuratore generale Luigi Riello, che ieri aveva chiesto l'annullamento della sentenza di assoluzione: "Sono soddisfatto: la Corte ha accolto le nostre tesi", ha detto, puntualizzando però che "ci sarebbe stato comunque rispetto per qualsiasi decisione".

"Non cali il sipario - aveva detto ieri in aula - su questo delitto sconvolgente e gravissimo. Per questo chiedo che venga annullata l'assoluzione di secondo grado". La sentenza della Corte d'assise di Perugia, aveva spiegato il pg, "deve essere annullata essendo un raro concentrato di violazioni di legge e un documento di alta illogicità". La pubblica accusa di Piazza Cavour, con una requisitoria di oltre un'ora ha smontato pezzo per pezzo la sentenza di appello dell'ottobre 2011 definendola un "raro concentrato di violazioni di legge".

TUTTI I SITI AMERICANI SULLA SENTENZA. Grande attenzione naturalmente hanno dedicato i media statunitensi alla sentenza. A pochi minuti dalla decisione dei giudici della prima sezione penale della Cassazione, i siti dei principali giornali e delle televisioni americane riportano la notizia. Dal New York Times al Wall Street Journal, da Fox News alla Abc e alla Nbc, tutti i siti riportano la breaking news in apertura. La decisione della Cassazione, che determina la necessità di un nuovo processo di appello, apre anche il sito della britannica Bbc.

AL CENTRO DEL PROCESSO LE TRACCE DI DNA. In realtà nel processo a Raffaele e ad Amanda, la vera protagonista è la scienza. I legali della famiglia di Meredith hanno basato l'accusa su prove biologiche: frammenti di dna su un coltello ritrovato nella cucina di Sollecito e su un gancio strappato dal reggiseno che indossava Meredith. Dai test di laboratorio emerse che il dna isolato dalla lama del coltello combaciava con quello della ragazza uccisa, mentre quello prelevato dal manico apparteneva alla Knox. D'altra parte, dalle analisi venne fuori che il dna ritrovato sul fermaglio del reggiseno di Meredith era quello di Sollecito. Prove schiaccianti (almeno così sembrava) con cui l'accusa aveva chiesto, e ottenuto, l'incarcerazione dei due ragazzi.

La difesa, invece, ha sempre sostenuto l'inaffidabilità dei test del dna che avevano portato alla condanna in primo grado. Per prima cosa, gli avvocati della Knox e di Sollecito sostenevano che la quantità di dna ritrovato sul coltello e sul reggiseno non fosse sufficiente per permettere un'analisi accurata. Secondo, avanzavano timori di contaminazioni. In altre parole, la difesa aveva sostenuto che il dna isolato dal coltello e dal reggiseno fosse stato contaminato da materiale genetico estraneo (per esempio quello degli agenti che avevano raccolto e maneggiato le presunte prove del delitto).

Anche ieri sul banco degli imputati della Cassazione, è finito il dna. "In tutte le tracce di sangue repertate nella villetta in via della Pergola a Perugia dove è stato ritrovato il corpo della studentessa inglese Meredith c'era il dna di Amanda", ha sottolineato il pg. Quanto alle perizie effettuate sul gancio del reggiseno della vittima e sul coltello, Riello ha insistito che queste perizie "non si possono buttare a mare. Sono atti che dovevano essere riutilizzati". Tesi evidentemente condivisa dai giudici della suprema corte.

TUTTE LE TAPPE DELLA VICENDA. Era 2 il novembre 2007 quando il corpo senza vita della studentessa britannica Meredith Kercher fu ritrovato nell'appartamento di Perugia che la ragazza condivideva con altre studentesse. Secondo gli investigatori, Meredith è stata uccisa la notte prima.

6 novembre 2007. La studentessa statunitense Amanda Knox, coinquilina delle vittima, è arrestata assieme al fidanzato Raffaele Sollecito e a Diya 'Patrick' Lumumba, padrone di un bar della città, di nazionalità congolese, dove Amanda lavorava saltuariamente.

20 novembre 2007. Lumumba, accusato da Amanda di essere l'assassino, è rilasciato dal carcere per mancanza di prove.

6 dicembre 2007. L'ivoriano Rudy Hermann Guedè è estradato dalla Germania, dove è stato arrestato, e condotto in carcere non appena rientrato in Italia.

14 dicembre 2007. Meredith Kercher viene seppellita dopo i funerali che si sono svolti a Londra.

28 ottobre 2008. Amanda Knox e Raffaele Sollecito vengono imputati per omicidio e violenza sessuale. Guedè, che ha scelto il rito abbreviato, è accusato in primo grado di omicidio e violenza sessuale e condannato a 30 anni di carcere.

16 gennaio 2009. Si apre a Perugia il processo di primo grado contro Knox e Sollecito.

4 dicembre 2009. La corte riconosce Amanda e Raffaele colpevoli di omicidio e violenza sessuale, condannandoli rispettivamente a 26 e 25 anni di carcere.

22 dicembre 2009. La corte di appello conferma la condanna di Guedè e diminuisce la pena a 16 anni.

24 novembre 2010. Inizia il processo di appello di Perugia contro Knox e Sollecito.

16 dicembre 2010. La Corte di cassazione conferma la condanna di 16 anni di detenzione per Guedè.

29 giugno 2011. Un'indagine forense indipendente ordinata dalla corte d'appello trova che molte delle prove del dna che inchiodano Amanda e Raffaele sono inaffidabili.

3 ottobre 2011. La corte d'appello di Perugia assolve i due ragazzi per "mancanza di prove di colpevolezza".

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