Maxi truffa di imprenditore a La Spezia da 90 milioni di euro

La Spezia, 6 dic. (LaPresse) - La mega truffa da 90 milioni, elaborata da un imprenditore attivo nel settore dell'autotrasporto a La Spezia, ha portato alla confisca preventiva di beni per reati tributari, a carico di 4 società, aventi le proprie sedi legali in La Spezia e provincia, tutte riferibili direttamente o indirettamente all'imprenditore stesso. Le indagini sono scaturite da complesse attività ispettive di natura fiscale, avviate a partire dal mese di febbraio 2010, che hanno interessato 5 società rientranti nel gruppo di imprese gestite dall'uomo. Le verifiche fiscali, supportate anche da articolate indagini finanziarie che hanno interessato i conti correnti, le disponibilità ed i rapporti riferibili agli amministratori di diritto e di fatto delle imprese, hanno permesso di delineare un complesso sistema di gestione dell'attività di trasporto organizzata dall'imprenditore, finalizzato, anche mediante l'emissione e l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti infragruppo, ad evadere le imposte e a svuotare le società in procinto di fallire prima di organizzare il trasferimento all'estero della loro sede.

Numerose erano le oerazioni inesistenti, che serivano per creare consistenti crediti Iva da utilizzare per il pagamento di ritenute fiscali e contributi previdenziali. Pertanto l'iva non veniva mai versata. Poi la sede di alcune di queste società che erano state maggiormente interessate dalle violazioni, era trasferita all'estero, in particolare in Medio Oriente e in Africa centrale. Poi veniva avviata la procedura fallimentare, sempre dopo aver trasferito le quote sociali a un prestanome, cittadino straniero, che assumeva anche la carica di rappresentante legale. Per quel che concerne le cessioni di beni tra le società infra- gruppo, in molti casi sono state riscontrate fatture riferibili alla vendita di container, per importi anche di diversi milioni di euro, che risultavano prive di precisi riferimenti ai beni oggetto di cessione per la mancanza dei numeri identificativi assegnati su base mondiale ai container che li contraddistinguono quale bene viaggiante e per la mancanza dell'indicazione del luogo di dislocazione degli stessi, oltre che della documentazione che ne comprovasse la disponibilità. La vendita di questi beni avveniva a prezzi da ritenersi esageratamente esorbitanti e fuori mercato, in assenza di contratti stipulati precedentemente tra le parti e di movimenti finanziari che ne attestassero il reale pagamento. L'imprenditore era così estremamente competitivo nel suo settore, potendo praticare prezzi più bassi per l'offerta delle proprie prestazioni, in ragione dell'evasione fiscale che perpetrava grazie al sistema architettato. Sono stati sottoposti a sequestro preventivo appezzamenti di terreno, immobili tra i quali una villa con una estesa superficie abitativa ed oltre 100 mezzi strumentali all'esercizio del trasporto per strada per conto di terzi, tra autoveicoli, motrici, autocarri e semirimorchi.

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