Maltempo strage a Casteldaccia, il Tar: "La villa poteva essere demolita già nel 2011"

Ancora allerta arancione in quattro regioni: Veneto, Piemonte, Emilia Romagna e Lazio. Martedì i funerali delle vittime. Trovato il giubbotto del medico disperso

La villetta della tragedia a Casteldaccia nel Palermitano poteva essere demolita già nel 2011. Sabato notte la piena improvvisa del torrente Milicia ha spazzato via due famiglie: l'acqua ha invaso l'abitazione dove si erano riunite uccidendo nove persone. Sette anni fa, il giudizio al Tar si è concluso e l'ordinanza di demolizione del sindaco non è mai stata annullata: quella casa quindi poteva essere abbattuta.

L'ufficio stampa del Consiglio di Stato e della Giustizia amministrativa precisa in una nota che "il Tar Sicilia- Palermo non ha mai sospeso l'ordinanza di demolizione del sindaco dell'immobile sito in contrada Cavallaro a Casteldaccia travolto dall'esondazione del fiume Milicia (decreto n. 1602 del 2011). Né può sostenersi che la semplice presentazione di ricorso sia di per se sufficiente a bloccare l'efficacia dell'ordine di demolizione. In ogni caso, nel 2011 il giudizio al Tar si è concluso e l'ordinanza di demolizione del sindaco non è stata annullata; né il Comune si è mai costituito in giudizio. Quindi, in questi anni l'ordinanza di demolizione poteva - e doveva - essere eseguita. Ogni altra ricostruzione dei fatti, in merito a questa tragedia in cui hanno perso la vita 9 persone, è falsa e volta a delegittimare l'Istituzione della giustizia amministrativa', conclude la nota. 

Così il provvedimento del Tar sul ricorso presentato dai proprietari nel 2008 chiama in causa il Comune di Casteldaccia. "Io non mi tiro fuori dalle responsabilità, è chiaro che la mia amministrazione ha fatto nel tempo quello che poteva, con le risorse limitate che ha - ha detto il sindaco di Casteldaccia, Giovanni Di Giacinto, intervenuto a 'Non Stop News', in onda su Rtl 102.5 - Oggi noi siamo un comune in dissesto non possiamo intervenire, oltre all'ordinario, nella straordinarietà. Nel 2008 abbiamo emesso un'ordinanza di demolizione, in questo caso specifico", un'ordinanza contro cui poi i proprietari dell'immobile avevano fatto ricorso al Tar e per cui l'amministrazione non ha fatto ricorso a sua volta, entro un anno. Questo, ha spiegato ancora Di Giacinto, ha fatto sì che "il ricorso sia diventato perento (cioè è decaduto, ndr) perché la parte ricorrente, cioè il Comune di Casteldaccia non ha chiesto la fissazione dell'udienza. Adesso sto verificando se avevamo avuto una notifica della perenzione, cioè della decadenza del procedimento amministrativo", ha continuato il sindaco che, poi, ha sottolineato di non aver voluto ricorrere tempestivamente al Tar, per esiguità di risorse. 

"Noi non abbiamo voluto fare un ricorso al Tar perché farlo costava 5 mila euro e noi non ce lo potevamo permettere, non abbiamo quelle risorse, ci sono decine di ricorsi ai quali dovremmo opporci e non abbiamo risorse per poterlo fare", ha continuato Giacinto precisando di essere stato sindaco già nel 2008 e di essere stato rieletto quattro mesi fa: "Ci sto mettendo la faccia di nuovo, perché non deve passare che il mio paese è paese di abusivi. Sto acclarando le situazioni simili. Ora ho chiesto al presidente della Regione Sicilia di darmi le risorse che ci servono per abbattere quello che si deve abbattere, purtroppo in Italia se non accade la tragedia non si agisce". Infine, il sindaco ha dedicato un ricordo alle famiglie colpite dalla tragedia: "È giusto pensare a voler fare in modo che non si verifichino nuovamente tragedie di questo tipo, ma vorrei dire anche che in questa situazione c'è una parte di dolore. Ci sono famiglie scomparse, è giusto pensare anche a loro".

Sicilia in ginocchio - Il maltempo nel weekend ha devastato la Sicilia lasciando sul terreno 12 morti. I funerali delle vittime di Casteldaccia saranno celebrati martedì 6 novembre alle 11 nella Cattedrale di Palermo. 

Vittime e dispersi - Le nove persone perite a Casteldaccia non sono le uniche. Sempre nel palermitano, a Vicari, è morto il 44enne Alessandro Scavone: è stato travolto dalla piena del fiume San Leonardo mentre con un amico cercava di raggiungere la propria pompa di benzina. Scavone era consigliere comunale a Salemi nel trapanese. Alle 15 nella chiesa Madre di Salemi (Trapani) si svolgono i funerali. Il sindaco, Domenico Venuti, che proclamato il lutto cittadino: "Una tragedia spaventosa - ha affermato in una nota - Salemi perde un giovane conosciuto e stimato, che amava la vita e la sua città. Ci stringiamo attorno alla famiglia, colpita da questo grave lutto. Ai familiari il cordoglio mio, dell'Amministrazione e di tutti i salemitani scossi da questa grave perdita". Nell'agrigentino, infine, due turisti tedeschi sono morti annegati nella propria auto a Cammarata.

Continuano senza sosta le ricerche del medico Giuseppe Liotta, 40 anni, disperso da sabato sera nel Corleonese, in Sicilia. Al momento, è stato ritrovato il suo giubbotto. Si stava recando in auto all'ospedale di Corleone per il cambio quando si sono perse le sue tracce. La vettura è stata trovata travolta dal fango e dai detriti in contrada Raviotta. Per tutta la notte i vigili del fuoco e i militari hanno cercato il professionista, anche con l'ausilio di un drone, senza esito. 

E sono in corso anche le ricerche di una coppia di anziani nel Valdobbiadene, dalle parti di Guia (Treviso). Domenica sera attorno alle 20 il Soccorso alpino delle Prealpi Trevigiane è stato allertato perché i due, di 82 e 79 anni residenti a Vittorio Veneto, percorrendo con la propria macchina, una Peugeot 107 grigia, una strada in zona collinare, erano rimasti bloccati. Le squadre, uscite assieme ai carabinieri e ai volontari dell'Avab di Valdobbiadene, hanno iniziato la perlustrazione della rete viaria. Intorno a mezzanotte i loro cellulari, senza trasmissione dati e senza possibilità di geolocalizzazione tramite gps, si sono spenti. L'ultima cella telefonica è stata agganciata nella zona di Guia. Le ricerche sono riprese alle 6. 

Continua l'allerta - Violenti temporali, raffiche di vento e tempo ancora instabile. La violenta perturbazione di maltempo che ha investito l'Italia non accenna a fermarsi. Anche per oggi, lunedì 5 novembre, resta l'allerta arancione in quattro regioni d'Italia: Veneto, Piemonte, Emilia Romagna e Lazio. Il Dipartimento della protezione civile d'intesa con le regioni coinvolte ha emesso un nuovo avviso di condizioni meteorologiche avverse che integra ed estende gli avvisi emessi nei giorni scorsi. 

Allerta meteo anche a Milano -  Allerta meteo a Milano per il passaggio di una perturbazione con intensi temporali fino alla mezzanotte di martedì 6 novembre. Il Comune ha pertanto disposto l'attivazione del Coc, il Centro operativo comunale, presso il centro di via Drago per graduare l'attivazione del piano di emergenza. Avviato il monitoraggio dei livelli idrometrici dei fiumi Seveso e Lambro e del radar a cura della Protezione civile del Comune di Milano. Allertate anche le squadre della Protezione civile, della polizia locale e di Mm. È stata inoltre valutata allerta gialla sui settori occidentali di Piemonte, parte di Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia-Romagna e Lazio, oltre che sulla Campania, su alcuni bacini di Abruzzo, Molise, Basilicata, Puglia e sull'intero territorio di Calabria, Sicilia e Sardegna.

 

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata