Malata di Sla stacca la spina, Cappato: "Sua volontà rispettata"
Il tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni: "Patrizia mi contattò: non aveva i soldi per andare in Svizzera"

"Patrizia mi aveva contattato, quest'estate, chiedendomi aiuto: non aveva le risorse per andare in Svizzera. E le spiegai che nelle sue condizioni avrebbe potuto chiedere e ottenere l'interruzione delle terapie, ma non c'era certezza di questo. Infatti, finché non è entrata in vigore la legge sul biotestamento comunque non c'era la garanzia di ottenerlo, in caso di rifiuto da parte della Asl e di una pronuncia negativa del tribunale". Il tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni ed esponente radicale, Marco Cappato, commenta a La Presse il caso della 49enne Patrizia Cocco, malata di Sla dal 2012, che ha dato il suo benestare a staccare le macchine.

Cappato è sotto processo per avere accompagnato Fabiano Antoniani, in arte Dj Fabo, in una "clinica della dolce morte" in Svizzera. "Immagino - prosegue Cappato - che la signora Cocco avesse fatto la richiesta di interruzione delle terapie prima dell'entrata in vigore della legge sul biotestamento e credo che la Asl, una volta che è diventata vigente, si sia sentita tutelata. Questa vicenda dimostra l'utilità pratica della legge che sull'interruzione delle terapie non introduce una nuova possibilità, ma la garanzia di vedere ora rispettata la propria volontà".

Cappato fa parte dell'Associazione Luca Coscioni che per anni si è spesa per l'approvazione della normativa dopo casi come quello di Eluana Englaro o di Piergiorgio Welby: "Lo stop alle terapie non era garantito se non si capitava in strutture sanitarie che già la praticavano o se non si aveva tempo e risorse".

Entrata in vigore il 31 gennaio scorso, la legge sul testamento biologico era stata approvata il 14 dicembre 2017, dopo un lungo iter parlamentare e non poche polemiche. Il cuore della legge sono le dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat), con cui è possibile esprimere indicazioni sui trattamenti sanitari da ricevere o respingere in casi in cui ci si trovi in condizioni di incoscienza.

"Cosa provo umanamente? Avevo conosciuto Patrizia via mail, esprimo il cordoglio alla famiglia: la sua, come sempre in questi casi, è una scelta difficile e dolorosa. Alla luce di questa vicenda c'è comunque la presa d'atto positiva che la volonta della donna, ferma e determinata, abbia trovato il rispetto come lei voleva", conclude Cappato.

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