Malaria, Italia indenne dal '70: almeno un caso autoctono all'anno
Tra il 2011-2015 sono stati registrati 3.633 casi quasi totalmente importati da Paesi dove la malattia è endemica

Nel 1970 l'Oms (Organizzazione mondiale della Sanità) incluse l'Italia tra i paesi indenni da malaria. Solo pochi decenni prima, all'inizio della seconda guerra mondiale, la malaria era ancora presente su buona parte del territorio italiano, in particolare al centro sud, nelle isole maggiori e lungo le fasce costiere delle regioni nordorientali, con propaggini di ipoendemia nella Pianura Padana. I vettori erano le zanzare del genere Anopheles. La trasmissione fu interrotta a conclusione della 'Campagna di lotta antimalarica' (1947-51), casi sporadici si verificarono in Sicilia fino agli inizi degli anni '60. 

SISTEMA DI SORVEGLIANZA. I casi di malaria, quasi totalmente d'importazione, non sono, però, scomparsi. Ecco perché il ministero della Salute e l'Istituto Superiore di Sanità hanno mantenuto attivo un sistema di sorveglianza che prevede una continua valutazione della situazione epidemiologica. D'altronde, la malaria, come nel resto d'Europa resta la malattia tropicale più frequentemente importata. Molto rari - meno di due l'anno - sono i casi di malaria autoctona, ovvero contratta sul territorio nazionale, come in un primo momento pare quello della bimba di 4 anni di Trento morta nella notte tra domenica e lunedì all'ospedale Civile di Brescia.

CASI IN ITALIA 2011-2015. Sulla situazione nazionale ha fatto il punto una circolare diffusa dal ministero della Salute a fine 2016. Dati epidemiologici recenti, relativi al periodo 2011-2015, mostrano 3.633 casi di mataria notificati, di cui 89% con diagnosi confermata. La quasi totalità sono d'importazione, i casi autoctoni riportati sono stati sette in cinque anni: due indotti (acquisiti attraverso mezzi artificiali come trasfusioni), tre criptici (non identificata la fonte d'infezione), uno sospetto da bagaglio, uno sospetto introdotto (P. vivax) cioè trasmesso da zanzare indigene. Il caso del 1997 -  da P. vivax trasmesso da una anopheles labranchiae indigena - verificatosi in un'area rurale in provincia di Grosseto ha dimostrato quanto questo potenziale vettore sia efficiente

Nel periodo preso in considerazione tra i cittadini italiani si sono riscontrati il 20% dei casi, di cui il 41% in viaggio per lavoro, il 22% per turismo, il 21% per volontariato/missione religiosa. Gli stranieri rappresentano l'80% dei casi, l'81% di questi sono da registrarsi fra immigrati regolarmente residenti in Italia e tornati nel paese di origine in visita a parenti ed amici, il 13% tra immigrati al primo ingresso.

NEL MONDO 418MILA DECESSI NEL 2015. Negli ultimi anni la diffusione della malaria nel mondo è stata notevolmente ridotta grazie ai programmi di lotta e controllo promossi dall'Oms. Nell'aprile del 2016, I'Ufficio Regionale Europeo dell'Oms ha comunicato agli Stati membri I'eradicazione della trasmissione di malaria autoctona sul territorio della Regione Europea. Il caso di Brescia potrebbe riaprire la questione a livello non solo nazionale. Nelle aree tropicali e sub topicali la malaria rappresenta tuttora la più importante malattia trasmessa da vettore. Nell'ultimo rapporto sulla situazione mondiale della malaria, pubblicato dall'Oms, sono stati riportati 95 Paesi ancora con endemia malarica, circa 214 milioni di casi e 438 mila decessi nel 2015 secondo il World Malaria Report.

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