Malaburocrazia a Milano: sposta tabaccheria di 40 metri, attività bloccata

Di Benedetta Della Rovere

Milano, 14 ott. (LaPresse) - Per spostare la sua tabaccheria di 40 metri, dal numero 10 al numero 1 di una elegante via in pieno centro a Milano, a pochi passi da porta Venezia, sta lottando da mesi contro il Monopolio dello Stato, la Sisal, il Comune, il sindacato dei giornalai. È la storia di Filippo, nome di fantasia, che preferisce non svelare la sua vera identità perché teme che l'iter di pratiche e permessi per la sua attività, già lentissimo, si possa bloccare definitivamente. Una carriera da ingegnere in una grande azienda alle spalle, Filippo ha investito tutta la liquidazione più "circa 40mila euro prestati dalla famiglia" per comprare la licenza della tabaccheria. Mentre serve i clienti, dietro al bancone, sembra che danzi tanto è veloce. Per tutti ha una battuta, un sorriso, una presa in giro bonaria. "Meglio questo lavoro, a contatto con le persone - dice - che 8 ore seduto al computer". Se un giovane volesse seguire le sue orme, però, glielo sconsiglierebbe. Tutta colpa della mala burocrazia.

"Ho visto per la prima volta il nuovo negozio nel novembre del 2013, poi ci sono voluti circa 9 mesi tra trattative, contratto, registrazione, due ispezioni della Guardia di Finanza e pratiche varie perché il Monopolio desse il benestare al trasferimento". Finalmente, il 14 luglio di quest'anno Filippo può traslocare e lo stesso giorno manda alla Sisal la richiesta per poter riaccendere il terminale, per il quale paga regolarmente la quota mensile, nella nuova sede. Da allora c'è stato solo silenzio. O peggio. "Ci hanno messo tre giorni solo per accorgersi che era arrivato il fax con la mia richiesta - racconta indignato - e, quando a settembre ho sollecitato la Sisal, la signorina dall'altro capo del telefono mi ha risposto che tutto era fermo perché di mezzo c'era stato agosto. Ma agosto non c'è anche in Finlandia o in Inghiliterra?".

"Nella vecchia tabaccheria avevo creato anche un piccolo gruppo di persone che veniva a giocare sempre da me e spesso comprava anche i mie sistemi - aggiunge - ora quei clienti si sono dispersi". Il terminale della Sisal non serve solo per giocare al Totocalcio o al SuperEnalotto, ma anche per pagare bollettini, multe e ricariche telefoniche. Nella mezz'ora che passiamo assieme, sono almeno quattro le persone che Filippo non può accontentare. "Questa mattina saranno stati dieci quelli che ho dovuto mandare via - spiega - e per me è un danno enorme perché la Sisal incide sugli incassi per circa il 65%". Non basta. Finalmente a fine settembre gli garantiscono che la sua pratica è stata sbloccata e in meno di dieci giorni la situazione potrà tornare alla normalità, ma Filippo sta ancora aspettando e, nonostante i reclami e le telefonate, dalla Sisal hanno saputo solo chiedergli se è interessato ad un nuovo gioco che comunque non potrebbe proporre ai clienti dato che, a oltre quattro mesi dal trasloco, il suo terminale é ancora spento.

Ancora peggio é andata per quanto riguarda la vendita dei giornali. Filippo, nel nuovo negozio, aveva ricominciato a distribuirli, finche la Fenagi, il sindacato dei giornalai che fa capo a Confesercenti, gli ha fatto sapere che se continuava a vendere quotidiani rischiava una multa da 5.000 euro. Il motivo? Nella licenza rilasciata dal Comune di Milano nell'ottobre del 2013 è indicato un numero civico diverso rispetto a quello della tabaccheria. Per sanare la situazione, Filippo dovrà presentare di nuovo tutta la documentazione che aveva già esibito un anno fa. E poi aspettare e sperare. "È solo una perdita di tempo - sbotta mostrandomi la lettera ricevuta dal Comune - se andava tutto bene nell'ottobre scorso, perché adesso non va più bene?". Così i costi si moltiplicano a dismisura e i guadagni si assottigliano. "E poi dicono che nessuno investe - conclude - ma se chi vuole lavorare viene trattato in questo modo, che cosa si aspettano?".

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