Mafia, la cognata del boss: prima pentita del clan Casamonica
Debora C. ex moglie di Massimiliano Casamonica, decisiva nell'indagine che ha portato a 37 arresti. "Loro incutono timore e nessuno li denuncia"

È stata Debora C. ex moglie di Massimiliano Casamonica, fratello del boss Giuseppe, a dare una svolta all'indagine che ha portato oggi a 37 arresti. La donna ha poco meno di 40 anni, dodici dei quali passati con l'ex marito sposato con una cerimonia sinti pur non facendo parte del gruppo: nel 2015 ha preso le distanze dal clan e ha deciso di collaborare con gli inquirenti entrando a far parte del programma di protezione insieme ai tre figli avuti dall'ex. La decisione è arrivata dopo anni duri, passati dentro una grande famiglia che la vedeva come un'estranea proprio perché non era una sinti.

Nel 2015 le cognate arrivarono a segregarla, con i tre figli, per le distanze che aveva preso dal clan: lei scappò e decise di collaborare con gli inquirenti fornendo loro una serie di informazioni indispensabili per definire le attività e i ruoli interni al gruppo. "Loro sono perfettamente consapevoli di avere un potere intimidatorio, che esercitano nelle loro attività. I Casamonica incutono notevole timore e nessuno li denuncia mai". Ha spiegato la donna, come riportato nell'ordinanza di oltre mille pagine firmata dal gip Gaspare Sturzo. "Da quando sono andata a vivere a Porta Furba - ha aggiunto - ho avuto la conferma definitiva del fatto che la famiglia Casamonica costituisce un gruppo numeroso, è un vero e proprio clan, stabilmente dedito ad attività illecita". Gli appartenenti al clan, "si aiutano reciprocamente per ogni tipo di esigenza, anche se c'è da picchiare qualcuno".

La donna ha evidenziato davanti agli inquirenti tutte le attività illecite in cui operano gli arrestati: usura, traffico di droga, intestazione fittizia di attività commerciali e detenzioni di armi. Fondamentale per l'indagine è stata la collaborazione di un altro pentito, ex trafficante e spacciatore della zona di Porta Furba che attraverso il clan si era rifornito per anni. Inoltre è stata acquisita la testimonianza di una ventina di vittime del sistema di usura ed estorsione del clan tra cui il conduttore Marco Baldini e il figlio di Franco Zeffirelli. La maggior parte delle vittime, a detta degli inquirenti, non hanno risposto né sporto denuncia, per il terrore di ripercussioni. 

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