Carmelo Patti
Mafia, "il patron dell'ex Valtur in affari con il clan del boss Messina Denaro": confiscati beni per 1,5 miliardi

Il provvedimento notificato agli eredi dell’imprenditore Carmelo Patti, morto il 25 gennaio 2016

Milano, 24 nov. (LaPresse) - Da muratore a capitano d'azienda sospettato in passato di essere un prestanome del boss latitante Matteo Messina Denaro. È la parabola di Carmelo Patti, ex patron della Valtur morto da quasi tre anni, sui cui eredi si è abbattuto un clamoroso decreto di sequestro e confisca. Un provvedimento, tra i più rilevanti nella storia giudiziaria italiana, stimato intorno al miliardo e mezzo di euro. Il patrimonio composto da immobili, campi dal golf, residence, costosissime imbarcazioni e beni preziosi viene collegato "alla disponibilità della famiglia mafiosa di Castelvetrano". Il riferimento è alla città di Matteo Messina Denaro, l'unico grande latitante di Cosa nostra in libertà ricercato dal 1993.

Le indagini svolte dalla Dia negli ultimi anni (coordinate dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi), confortate dalle dichiarazioni rese da alcuni collaboratori di giustizia e dagli accertamenti bancari, hanno evidenziato una rilevante sperequazione fra i redditi dichiarati e gli investimenti effettuati da Patti, permettendo di accertare i suoi legami con numerosi personaggi contigui ovvero organici alla famiglia mafiosa di Castelvetrano, capeggiata da Messina Denaro.

L'attenzione si è focalizzata inizialmente sul coinvolgimento - negli anni '90 - del patron della Valtur in un'indagine per associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale e all'evasione dell'Iva, nella quale rimasero coinvolti numerosi personaggi poi risultati vicini agli ambienti mafiosi. Fra coloro che godevano della piena fiducia dell'imprenditore vi era sicuramente il commercialista Michele Alagna, cognato di Messina Denaro.

La sorella di Alagna è infatti la donna con la quale l'imprendibile boss ha avuto una figlia. Sia Patti sia Alagna erano stati indagati nel 2010 per mafia: si trattava allora di una indagine collegata anche a una presunta una frode fiscale con al centro la 'Cable Sud', società di cablaggi di componenti elettrici, all'epoca fornitrice di una delle più importanti fabbriche dell'indotto Fiat, la Cablelettra. Ma per questo insieme di fatti i giudici hanno assolto in primo e secondo grado i due.

Il provvedimento di sequestro riguarda 25 società di capitali (attive nel cablaggio di componenti elettrici per autovetture, nel comparto turistico-alberghiero, nel campo finanziario e nel settore immobiliare), quote in partecipazioni societarie, 3 resort, un golf Club, 400 ettari di terreno, 232 immobili (tra abitazioni, magazzini e opifici), un'imbarcazione in legno denominata Valtur bahia, rapporti bancari e disponibilità finanziarie in corso di quantificazione. 

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata