Mafia, Corte Thailandia ordina estradizione di Palazzolo in Italia

Bangkok (Thailandia), 20 dic. (LaPresse/AP) - Una Corte di Bangkok, in Thailandia, ha ordinato l'estradizione in Italia di Vito Roberto Palazzolo, ritenuto tesoriere di Totò Riina e Bernardo Provenzano e coinvolto nelle indagini di 'Pizza connection'. Palazzolo, 65 anni, era stato arrestato all'aeroporto di Bangkok lo scorso 30 marzo mentre si apprestava a prendere un volo per il Sudafrica, suo Paese di adozione, dove viveva sotto il nome falso di 'Robert von Palace Kolbatschenko'.

Il tribunale ha fatto sapere che per l'estradizione ci vorranno almeno 30 giorni, cioè il tempo necessario al disbrigo delle pratiche. La moglie di Palazzolo, Tirtza, ha detto però ai giornalisti che spera di bloccare il trasferimento del marito facendo ricorso in appello contro la decisione della Corte. La donna ha definito la sentenza "una vergogna per la Thailandia".

Palazzolo, presente in aula in manette e con l'uniforme arancione da detenuto, ha protestato con il giudice dicendo che "questa non è legge". Le guardie lo hanno poi scortato in furgoncino della prigione, dove ha detto ai giornalisti: "Sono molto felice di tornare a casa".

Originario di Terrasini, in provincia di Palermo, cambiò nome in Robert von Palace Kolbatschenko quando si trasferì in Sudafrica, ma sul suo sito www.vrpalazzolo.com sostiene che si trattò solo di un modo per vivere inosservato senza essere seguito dai media e non di un espediente per sfuggire alla legge. Palazzolo è stato condannato in Italia a nove anni di reclusione nel 2006 a seguito delle indagini su 'Pizza connection', ovvero sul traffico di eroina e cocaina da 1,6 miliardi di dollari che sfruttò come copertura diverse pizzerie di New York fra il 1975 e il 1984. Nel 2009 la Cassazione ha confermato la condanna a suo carico per concorso esterno in associazione mafiosa.

Secondo l'accusa, durante la sua permanenza in Svizzera dove lavorava come banchiere avrebbe riciclato denaro per conto della mafia. Palazzolo sostiene di aver fatto da capro espiatorio per il caso Pizza connection perché era l'unico siciliano che lavorava in banche svizzere accusate di riciclaggio di denaro proveniente dal traffico di droga. L'arresto a marzo era avvenuto grazie alla collaborazione con le autorità italiane, che lo avevano tenuto sotto controllo anche tramite Facebook e altri social media. Su di lui pendeva un mandato d'arresto internazionale, emesso dall'Interpol su richiesta dell'Italia.

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