Mafia, blitz contro stidda dei colletti bianchi in Lombardia: 69 arresti
Mafia, blitz contro stidda dei colletti bianchi in Lombardia: 69 arresti

L'organizzazione attraverso il supporto di liberi professionisti permetteva a molti imprenditori di evadere il fisco per diverse decine di milioni di euro cedendo crediti fiscali inesistenti. 

Sessantanove arresti, sequestri per 35 milioni di euro e un centinaio di perquisizioni, per un totale di circa 200 indagati. Sono questi i numeri della maxi operazione che coinvolge circa 300 agenti della Squadra Mobile e del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Brescia, con il supporto dello Sco della Polizia di Stato e dello Scico della Guardia di Finanza, contro una cosca mafiosa di matrice stiddara, con quartier generale a Brescia, che ha pesantemente inquinato diversi settori economici attraverso la commercializzazione di crediti d'imposta fittizi per decine di milioni di euro.

L'operazione denominata 'Leonessa' è in corso da questa notte e sono stati eseguiti provvedimenti emessi dalla Procura della Repubblica di Brescia, Direzione Distrettuale Antimafia. In sintesi, l'indagine della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza ha permesso di deferire all'Autorità Giudiziaria circa 200 persone, ed emettere 75 misure cautelari restrittive. Quindi persone sono state arrestate per associazione mafiosa, 15 soggetti per indebita compensazione, 18 per reati contro la Pubblica Amministrazione e 27 soggetti per emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti.

 La stidda, organizzazione mafiosa che alla fine degli anni Ottanta in Sicilia si era militarmente contrapposta a Cosa Nostra rendendosi anche responsabile di efferati omicidi nei confronti di uomini dello Stato, nella sua versione settentrionale si è dimostrata capace di una vera e propria metamorfosi evolutiva sostituendo ai reati tradizionali nuovi business illeciti. L'organizzazione mafiosa, attraverso il supporto di colletti bianchi, ha permesso a una vasta platea di imprenditori di evadere il fisco per diverse decine di milioni di euro, cedendo crediti fiscali inesistenti con effetti distorsivi sull'economia reale ulteriormente condizionata dai reinvestimenti dei profitti illeciti conseguiti.

L'enorme redditività del business ha determinato momenti di tensione con la cosca operante in Sicilia, il cui traffico di droga è stato inizialmente finanziato proprio dai proventi della vendita dei crediti fittizi. L'indagine ha, quindi, permesso di monitorare l'evolversi dei rapporti tra i due sodalizi che hanno, infine, siglato una vera e propria pax mafiosa, consapevoli, come affermato da uno degli indagati, che: "la guerra non porta a niente, mentre la pace porta a qualcosa".

La leadership della cosca settentrionale è stata assunta da un triumvirato composto da personaggi di elevata caratura criminale che già in passato avevano ricoperto ruoli di vertice nella stidda gelese e nelle sue proiezioni lombarde. Gli stiddari, mimetizzati nel nuovo ambiente operativo, hanno messo a disposizione degli imprenditori del Nord i propri servizi illeciti che consistevano nella vendita di crediti fiscali inesistenti utilizzati per abbattere il debito tributario.

L'anello di congiunzione tra i mafiosi e gli imprenditori era rappresentato dai "colletti bianchi", i quali individuavano tra i loro clienti (disseminati principalmente tra Piemonte, Lombardia, Toscana, ma anche nel Lazio, Calabria, Sicilia) quelli disponibili al risparmio facile e che ora dovranno rispondere del reato di indebita compensazione di tributi.

Nel breve arco temporale di un anno e mezzo, il gruppo criminale è riuscito a commercializzare crediti fiscali inesistenti per circa 20 milioni di euro, ceduti a imprenditori operanti tra i più svariati settori dell'economia.
 


 

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