Lodi, cambiano le linee guida: mensa più facile per bimbi stranieri

Il regolamento resta in vigore, ma con delle modifiche

La sindaca di Lodi non fa marcia indietro, ma corregge in corsa il regolamento comunale che ha escluso 200 bambini stranieri dalla mensa scolastica resta in vigore. Grazie a nuove linee guida che rendono di fatto più elastiche le norme e aprono uno spiraglio per riaprire le porte delle mense scolastiche ai bimbi rimasti fuori. "Grazie alle linee-guida introdotte si troverà una soluzione concreta e ragionevole alle criticità emerse, senza creare disagio alle famiglie, tantomeno ai bambini", ha spiegato la prima cittadina Sara Casanova, commentando la delirbera comunale. La sindaca leghista spiega che "in questi giorni un'informazione scorretta e spesso strumentalizzata ha trasformato senza motivo e ingiustamente quello di Lodi in un caso di discriminazione".

Al contrario, afferma, "Lodi non si fa nessuna discriminazione. I bambini, siano essi italiani o extracomunitari, non solo possono, ma dall'inizio dell'anno scolastico stanno già mangiando nelle mense, da cui nessuno li ha mai esclusi. Quanti hanno scelto liberamente di non avvalersi del servizio mensa e di portare invece il pasto da casa lo hanno fatto in piena autonomia". Per l'amministrazione di Lodi si è così garantito "il principio che i cittadini possano usufruire dei servizi nelle stesse condizioni". L'effetto però, denunciato da genitori e organizzazioni, era quello di fare scattare la fascia di reddito più alta per le famiglie straniere non in possesso dei documenti richiesti - difficilmente reperibili - per garantire di non avere reddito o proprietà all'estero. Di fatto tagliando fuori gli alunni stranieri. Ora le cose potrebbero cambiare. Se le domande di accesso alle prestazioni sociali agevolate presentate da cittadini non appartenenti alla Ue risulteranno carenti della documentazione richiesta, infatti, gli uffici le valuteranno una ad una in base alle linee-guida operative. Una correzione in corsa per tenere conto delle "difficoltà che i cittadini di Stati non appartenenti all'Unione europea hanno denunciato nell'acquisizione completa delle certificazioni richieste" e dall'altra parte delle "difficoltà per gli uffici nella valutazione dei certificati prodotti dai cittadini di Stati non appartenenti all'Unione europea e della procedura seguita per la legalizzazione degli stessi e nell'interlocuzione con le rappresentanze diplomatiche dei Paesi non appartenenti all'Unione europea presenti in Italia". Gli uffici dovranno seguire nuovi criteri e "deve ritenersi modalità di legalizzazione conforme al Regolamento anche quella effettuata mediante l'Apostille, per i Paesi che abbiano sottoscritto la Convenzione dell'Aia del 5 ottobre 1961".

Inoltre, tra i cittadini extra europei aventi lo status di rifugiato politico, che sono esenti dalla necessità di produrre la certificazione, "devono intendersi ricompresi per analogia anche coloro che sono in possesso del 'titolo di viaggio per stranieri'". E ancora, "laddove non sia indicata una data di validità della certificazione all'interno della stessa, il certificato sarà ritenuto valido per un periodo di diciotto mesi a partire dalla data di rilascio da parte della competente autorità straniera". In mancanza di un riscontro chiaro da parte delle rappresentanze diplomatiche è poi demandata al dirigente competente la valutazione delle pratiche che "dalle certificazioni prodotte, ancorché parziali e/o imprecise, evidenzino una presumibile inesistenza di patrimonio o reddito". Infine, viene dato seguito alla "richiesta di agevolazione nei confronti di coloro che provengono da Paesi in stato di belligeranza" previa verifica presso i ministeri competenti.

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