Legambiente: 1 rifiuto di plastica ogni 10 minuti nei mari italiani

Venezia, 8 ago. (LaPresse) - "Nei nostri mari si contano fino a 27 rifiuti galleggianti ogni chilometro quadrato, il team di osservatori ne ha incontrato 1 plastico ogni 10 minuti". E' questo il responso di Legambiente dopo 87 ore di osservazione e 1700 chilometri di mare monitorati da Goletta Verde. Sono quasi 700 i rifiuti rilevati sulle tratte costiere prese in considerazione: dal Tirreno Settentrionale alla Civitavecchia-Barcellona, dal Tirreno centro-meridionale, allo Ionio fino al Mar Adriatico.

Il mare più 'denso' di rifiuti è il Mar Adriatico con 27 rifiuti galleggianti ogni chilometro quadrato di mare, un bacino che si distingue anche per la quantità di rifiuti plastici derivanti dalla pesca, che ammonta al 20%. Il Mar Tirreno con una densità di rifiuti pari a 26 ogni chilometro quadrato conta invece la più alta percentuale di rifiuti di plastica: il 91%. Da notare che di questa ben il 34% è costituito da bottiglie che superano la percentuale di buste di plastica (29%) che, invece, fino all'anno scorso avevano il sopravvento. Meglio il Mar Ionio che, grazie alla sua posizione geografica, conta 'solo' 7 rifiuti ogni chilometro quadrato di mare. E, ancora, 4 rifiuti ogni chilometro quadrato per la tratta Civitavecchia - Barcellona, monitorata da Accademia del Leviatano dove, però, sono stati presi in considerazione solo i rifiuti maggiori di 20 centimetri e in ambiente di mare alto.

Nelle tratte, Goletta Verde ha monitorato i rifiuti dai 2,5 centimetri in su: ben il 75% del totale è costituito da rifiuti inferiori ai 20 centimetri. Secondo gli ambientalisti: "Le tratte più 'dense' di rifiuti sono la costa di Castellammare di Stabia, dove si possono contare più di 150 rifiuti ogni chilometro quadrato. Più di 100 i rifiuti al chilometro quadrato davanti la costa abruzzese di Giulianova e più di 30 sul Gargano, tra Manfredonia e Termoli".

"La grande quantità di rifiuti che abbiamo trovato lungo il nostro viaggio rende l'idea di quello che nascondono i fondali marini. I rifiuti galleggianti che abbiamo monitorato costituiscono solo una minima parte del problema". Lo ha dichiarato Serena Carpentieri, portavoce di Goletta Verde. "Si stima che il 70% dei rifiuti che entrano nell'ecosistema marino affondino: secondo i dati dell'Università di Genova e della Regione Liguria ci sono circa 40 chili di rifiuti sommersi ogni chilometro quadrato di fondale, in gran parte plastica". "A causa poi delle leggi vigenti e dell'assenza di sistemi di raccolta e smaltimento nei porti - continua Carpentieri -, i pescatori sono costretti a rigettare in mare i rifiuti finiti accidentalmente nelle proprie reti".

Secondo Legambiente, affrontare il problema dei rifiuti marini rientra anche nella 'to do list' stilata dalla comunità europea che prevede il raggiungimento del buono stato ecologico, per le acque marine di ogni Stato membro, entro il 2020, sulla base di 11 descrittori". E proprio all'Unione Europea parte l'appello di Legambiente, all'indomani dell'entrata in vigore del Piano di azione Regionale sulla gestione dei rifiuti marini nel Mediterraneo adottati dalle Parti della Convenzione di Barcellona nel dicembre 2013. Con questo Piano, il Mediterraneo diventa la Regione pioniera nell'adozione di misure vincolanti giuricamente sui rifiuti marini. La messa in opera di misure concrete per la riduzione dei rifiuti marini va dal 2016 al 2025, con la maggior parte delle misure che devono essere attuate entro il 2020.

"Negli ultimi 30 anni la produzione mondiale di plastica è cresciuta del 500% e questi manufatti non biodegradabili hanno contribuito enormemente all'inquinamento ambientale e a quello dei mari". Lo ha detto Stefano Ciafani, vice presidente di Legambiente. "L'Italia negli ultimi anni grazie al bando dei sacchetti di plastica non compostabile ha segnato una discontinuità unica tra i paesi industrializzati. È arrivato il momento che l'Europa adotti in via definitiva la proposta di direttiva già ampiamente discussa e votata in prima lettura nel precedente Parlamento Europeo per estendere la buona pratica italiana anche al resto del vecchio continente".

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