Lecce, indagato per stupro su disabile, anziano si suicida

di Alessandra Bianco

Bari, 6 sett. (LaPresse) - P. R. aveva 79 anni, una moglie e tre figli: un maschio e due femmine. Alle sei di questa mattina si è suicidato. Si è appeso a un albero di ulivo con una corda in località Due Colonne nella campagna di Surbo, paesino alla periferia nord di Lecce. Ieri sera intorno alle 19, si è allontanato dall'abitazione, con cui vive con la moglie, a bordo della sua auto, e non vi ha fatto più ritorno. Appeso al collo aveva un biglietto, in cui in un italiano stentato lanciava una promessa a quelli che ha ritenuto essere i suoi persecutori: il ricordo di lui non li avrebbe fatti dormire per tutte le notti della loro vita. Sul sedile del passeggero della vecchia Lancia Fulvia, parcheggiata a pochi metri dal luogo dove è stato trovato il corpo, i carabinieri di Surbo, diretti dal maresciallo Giuseppe Candelieri, hanno trovato la notifica di incidente probatorio che ieri lo ha raggiunto. In quella notifica l'uomo, P.R., ha letto la sua fine. Il suo nome era stato iscritto nel registro degli indagati per il reato di violenza sessuale, art. 609 quater del codice penale.

La vittima, un uomo di 48 anni affetto dalla sindrome di down, è stata creduta dagli inquirenti. Il disabile conosceva il presunto carnefice, si fidava di lui, ogni tanto lo incontrava nel centro per disabili dove si recava per fare attività ricreativa. L'ultima volta, il 24 agosto scorso, aveva accettato un passaggio per andare ad una festa organizzata dal centro a Riva Bella, località balneare a due passi da Lecce, ma durante il tragitto quell'uomo, anziano e rassicurante, si sarebbe trasformato nel più terribile dei carnefici. P.R. avrebbe lasciato la strada maestra per infilarsi in un tratturo di campagna e bloccato il mezzo sarebbe sceso dalla macchina, avrebbe aperto la portiera del passeggero ed avrebbe provato a violentarlo. Matteo - chiameremo così la vittima - avrebbe tentato di difendersi, scuotendo la testa, dicendo di no, cercando di farsi scudo con il suo corpo, ma P.R. non si sarebbe arreso e sbottonandosi i pantaloni lo avrebbe costretto a un rapporto orale. Poi, avrebbe accompagnato Matteo alla festa, lasciando che la serata procedesse tranquillamente. Al ritorno, però i due non sono rientrati insieme. Matteo è stato prelevato dal suo tutore, che è il marito della sorella. La mattina dopo, ancora sconvolto, ha raccontato tutto a sua madre. Non è stato in grado di dire chi lo avrebbe violentato, P.R. non si è mai fatto chiamare con il suo vero nome, ma quando l'uomo si è recato a casa di Matteo per chiedere come mai non fosse tornato con lui la sera prima, Matteo lo avrebbe riconosciuto e indicato come l'autore della violenza.

P.R. lo avrebbe accusato di essersi inventato tutto, avrebbe cercato di difendersi da quell'accusa terribile, poi, di fronte alla madre che inorridita lo ha cacciato di casa, avrebbe preferito allontanarsi, forse portandosi dentro la consapevolezza di essere stato scoperto. Da quel momento Matteo si è sentito più sicuro. Si è recato dalla responsabile del centro e ha raccontato il suo segreto. Raggiunto dal suo tutore, avrebbe ripetuto tutto e avrebbe continuato a farlo, quando in quella casa sarebbe arrivato anche P. R.. Matteo ha urlato, ha mimato i gesti della violenza, con i suoi mezzi ha cercato di farsi capire, non lasciando molti dubbi, poi stremato ed impaurito dalla presenza del suo aguzzino ha abbracciato il tutore che, a quel punto, avrebbe invitato P.R. ad allontanarsi.

La denuncia ai carabinieri è stata fatta dal tutore tre giorni dopo il fatto, Matteo, intanto si è confidato anche con un amico carabiniere della stazione di Surbo che già in altre occasioni aveva preso le sue difese. Sembra che in passato Matteo fosse stato oggetto di violenza da parte di alcune persone che in piazza lo avrebbero preso di mira spegnendoli mozziconi di sigarette sul corpo. I carabinieri di Surbo si sono subito mobilitati, hanno ricostruito la storia, le informativa alla Procura di Lecce sono partite veloci. Il pm Maria Vallefuoco ha voluto bruciare le tappe ed ha ritenuto di voler ascoltare Matteo con l'audizione protetta dell'incidente probatorio. Ieri la notifica, nero su bianco, e l'immagine della presunta colpa. Oggi, il suicidio, forse per togliersi di dosso quell'onta terribile.

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