Lavoro in cambio di voti: arrestato consigliere regionale calabrese

Reggio Calabria, 28 ago. (LaPresse) - E' stato arrestato stamane dalla guardia di finanza un consigliere regionale calabrese, Antonio Rappoccio. E' accusato di associazione per delinquere, corruzione elettorale aggravata, truffa e peculato. L'arresto rappresenta il seguito di una indagine che ha già visto 17 persone coinvolte, e che aveva portato al rinvio a giudizio, per corruzione elettorale semplice, di Rappoccio, componente del gruppo 'Insieme per la Calabria-Scopelliti Presidente', in quota Pri. Una serie di perquisizioni, effettuate nei primi giorni di luglio dai finanzieri a carico di Rappoccio e di altre cinque persone, Luigi Mariani, Domenico Lamedica, Maria Antonia Catanzariti, Elisa Campolo e Loredana Tolla.

Rappoccio è indagato per associazione per delinquere perché, secondo l'accusa ipotizzata dalla procura generale, avrebbe promosso una frode per essere rieletto in occasione del rinnovo del Consiglio regionale del 2010 e per far eleggere al Consiglio comunale di Reggio Calabria nel maggio 2011 Elisa Campolo. Operazione quest'ultima, che però non gli è riuscita. La donna, pur raccogliendo numerosi voti, infatti, non è entrata in Consiglio. Secondo gli inquirenti Rappoccio avrebbe anche disposto di un congruo serbatoio di voti in vista delle prossime elezioni per il rinnovo del Parlamento nazionale.

Il meccanismo era semplice: la promessa di un posto di lavoro in cambio del voto. Una serie di lettere, intestate a una società fantasma, la Sud Energia, erano partite verso diversi elettori, annunciando l'assunzione a tempo indeterminato. Lettere arrivate dopo un accordo verbale per cui in cambio del posto si doveva votare e far votare Elisa Campolo. Ma la cosa non finiva qui. Rappoccio, insieme agli altri indagati, secondo l'accusa avrebbe indotto 850 persone a iscriversi, versando 15 euro, a una cooperativa, la Alicante, e a pagare 20 euro per prendere parte a un concorso superando il quale - era la promessa - avrebbero avuto concrete possibilità di lavoro.

Agli indagati è stato contestato anche il peculato perché, per convocare tutti coloro che, grazie alla prospettiva di un posto di lavoro subordinato alla sua elezione a consigliere regionale, lo avrebbero votato, hanno effettuato numerosissime telefonate dal palazzo comunale di Reggio Calabria presso la sede del gruppo Pri.

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