Lampedusa, Papa: No a globalizzazione dell'indifferenza

Lampedusa (agrigento), 8 lug. (LaPresse)- Il senso di responsabilità, la richiesta di perdono, la forza della tenerezza e un monito al mondo. Ma anche un messaggio di vicinanza al popolo musulmano. Il viaggio del Papa a Lampedusa, pieno di simboli e di gesti, ha squarciato il silenzio che in questi anni ha accompagnato le tragedie del mare di questa isola, più africana che italiana. E l'omelia di Bergoglio, davanti a 10mila persone nel piccolo stadio Arena, ha risuonato in tutto il mondo.

MORTI IN MARE, SPINA NEL CUORE - "La mia visita è per risvegliare le coscienze - ha detto iniziando a parlare - Quando alcune settimane fa ho appreso la notizia, che tante volte sui è ripetuta, di immigrati morti in mare, da quelle barche che invece di essere una via di speranza sono state una via di morte, il pensiero vi è tornato come una spina nel cuore che porta sofferenza. Ho sentito che dovevo venire qui oggi a pregare. Perchè ciò che è accaduto non si ripeta più". Lo chiede più volte, durante la sua omelia, parlando a braccio, che queste tragedia non avvengano mai più, dicendo: "Non se repita, por favor".

SIGNORE, TI CHIEDIAMO PERDONO - "Per i morti in mare, Signore, ti chiediamo perdono", ha detto il Papa al termine dell'omelia a Lampedusa. E ha aggiunto a braccio: "perdono Signore". "Chi di noi ha pianto per questo fatto e per fatti come questo? Chi ha pianto per la morte di questi fratelli e sorelle? Chi ha pianto per queste persone che erano sulla barca? Per le giovani mamme che portavano i loro bambini?", "Siamo una società che ha dimenticato l'esperienza del piangere".

LA GLOBALIZZAZIONE DELL'INDIFFRENZA - Il Papa, poi, usando un concetto e un monito che può racchiudere il senso di questa visita ha detto e gran voce: "La cultura del benessere ci rende insensibili alle grida degli altri, ci fa vivere "in bolle di sapone", in una situazione "che porta all'indifferenza verso gli altri. Anzi porta alla globalizzazione dell'indifferenza. Ci siamo abituati alla sofferenza dell'altro, non ci riguarda, non ci interessa, non è affare nostro!". "Chi è il responsabile del sangue di questi fratelli e sorelle? - ha chiesto il Papa parlando dell'aspetto dell'indifferenza - Nessuno! Tutti noi rispondiamo così: non sono io, io non c'entro, saranno altri, non certo io".

"Dov'è il sangue di tuo fratello che grida fino a me? - si è chiesto il Papa - Oggi nessuno si sente responsabile di questo; abbiamo perso il senso della responsabilità fraterna; siamo caduti nell'atteggiamento ipocrita del sacerdote e del servitore dell'altare, di cui parla Gesù nella parabola del Buon Samaritano: guardiamo il fratello mezzo morto sul ciglio della strada, forse pensiamo 'poverino', e continuiamo per la nostra strada, non è compito nostro; e con questo ci sentiamo a posto".

LA CONDANNA DEI TRAFFICANTI- Nell'omelia a Lampedusa il Papa ha sottolineato in un passaggio a braccio anche il dramma dei migranti di cui sono responsabili i trafficanti di uomini. I migranti "prima di arrivare qui - ha detto - sono passati attraverso i trafficanti, quelli che sfruttano la povertà degli altri, queste persone per cui la povertà degli altri è fonte di guadagno" e a causa di questi "hanno sofferto".

A MUSULMANI: O' SCIA', LA CHIESA VI E' VICINA - Un pensiero poi agli immigrati musulmani. Papa Francesco ha rivolto un saluto "ai cari immigrati musulmani che, oggi, stasera, stanno iniziando il digiuno di Ramadan, con l'augurio di abbondanti frutti spirituali". "La Chiesa vi è vicina - ha aggiunto - nella ricerca di una vita più dignitosa per voi e le vostre famiglie. A voi, O' Scià".

GRAZIE A LAMPEDUSANI PER TENEREZZA - Poi un lungo e sentito ringraziamento ai lampedusani. "Voi lampedusani siete esempio di amore, carità e accoglienza. Questo esempio sia faro per tutto il mondo perche abbia il coraggio di accogliere chi cerca una vita migliore. Grazie per la vostra testimonianza e tenerezza". Così Bergoglio ha concluso la messa davanti a diecimila persone illuminando le tragedie del mare per troppo tempo messe sotto silenzio.

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