La Cei: "Credevamo sepolti i discorsi sulla razza, no alla 'cultura della paura'"
Il presidente Bassetti: "E' immorale lanciare promesse che si sa di non riuscire a mantenere e speculare sulle paure della gente"

"Bisogna reagire a una 'cultura della paura' che, seppur in taluni casi comprensibile, non può mai tramutarsi in xenofobia o addirittura evocare discorsi sulla razza che pensavamo fossero sepolti definitivamente. Non è chiudendo che si migliora la situazione del Paese. 'Avere dubbi e timori non è un peccato' ha affermato Papa Francesco nella Giornata del migrante. Tuttavia, 'il peccato è lasciare che queste paure determinino le nostre risposte'". Questo l'appello lanciato dal presidente della Cei Gualtiero Bassetti, che nella sua prolusione davanti al Consiglio Episcopale Permanente fa riferimento alle controverse dichiarazioni di Attilio Fontana. In queste giornate di scontro politico in vista del voto, dalla Cei giunge "un invito alla sobrietà. Una sobrietà nelle parole e nei comportamenti. La campagna elettorale sta rendendo serrato il dibattito, ma non si può comunque scordare quanto rimanga immorale lanciare promesse che già si sa di non riuscire a mantenere. Altrettanto immorale è speculare sulle paure della gente: al riguardo, bisogna essere coscienti che quando si soffia sul fuoco le scintille possono volare lontano e infiammare la casa comune, la casa di tutti". 

"C'è un'urgenza morale di ricostruire ciò che è distrutto. L'Italia - continua il presidente della Cei - è il Paese di una bellezza antica e prodigiosa, ricca di umanità e fede, di paesaggi incantevoli e con un patrimonio culturale unico al mondo. Una bellezza, però, estremamente fragile nel suo territorio, nei suoi borghi medievali, nelle sue città. Tra l'altro, ancora oggi non possiamo dimenticare quelle migliaia di persone che hanno perso tutto con il terremoto. Sentiamo una vicinanza intima e profonda con questi uomini e queste donne. Ricostruire quelle case, riedificare quelle città, significa donare un futuro a quelle famiglie e vuol dire ricostruire la speranza per l'Italia intera". 

Per Bassetti, "c'è poi un'urgenza spirituale di ricucire ciò che è sfilacciato. Ricucire la comunità ecclesiale italiana, esortandola a interpretarsi nell'orizzonte della Chiesa universale. Ricucire la società italiana, aiutandola a vivere come corpo vivo che cammina assieme. Occorre riprendere la trama dei fili che si dipana per tutto il Paese con l'attenzione a valorizzarne le tradizioni, le sensibilità e i talenti. Ricucire significa, quindi, unire. Unire la comunità ecclesiale, unire il Paese: da Lampedusa ad Aosta, da Trieste a Santa Maria di Leuca".

 

 

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