L'INTERVISTA Salone gusto, Scanavino (Cia): Ripartire da agricoltura familiare

Di Ilaria Liberatore

Torino, 23 ott. (LaPresse) - "Nel nostro Paese si parla poco, anzi pochissimo dell'agricoltura familiare. Un segmento, invece, molto interessante che va ben oltre i freddi riscontri economici". Lo ha dichiarato Dino Scanavino, presidente nazionale della Cia (Confederazione italiana agricoltori), durante un incontro con i giornalisti in occasione del Salone del gusto, in corso a Torino da oggi al 27 ottobre. Al centro della decima edizione del Salone, del resto, ci sono proprio le piccole imprese agricole a conduzione familiare, 500milioni nel mondo, che coltivano il 98% del suolo agricolo e producono il 56% del cibo che mangiamo, secondo i dati di Slow Food. E il 2014 è anche l'Anno dell'agricoltura familiare. "Ci troviamo a nostro agio - spiega Dino Scanavino a LaPresse - nella famiglia coltivatrice, che è, tradizionalmente, la nostra base associata. E' l'agricoltura che, più di tutti, ha saputo inserire elementi di innovazione, senza rinunciare alla tradizione".

Come fare, allora, per proteggere questo patrimonio? "Noi chiediamo al Governo - continua Scanavino - di considerare le tipicità del sistema agroalimentare italiano, che hanno a che fare non solo con la produttività: ad esempio, mantiene il territorio, valorizza il paesaggio, contribuisce a mantenere vive aree rurali che diversamente potrebbero generare problemi, soprattutto per quanto riguarda la stabilità idrogeologica. Vorremmo che il Governo considerasse il nostro ruolo come un'offerta di collaborazione in situazioni che difficilmente le istituzioni riuscirebbero a risolvere da sole".

La Cia ha recentemente fatto una proposta al ministro per i Beni culturali Dario Franceschini. "Abbiamo chiesto - spiega il presidente - che vengano affidati agli agricoltori i beni archeologici minori sparsi nelle campagne, che spesso sono abbandonati ma che per noi potrebbero rappresentare un'opportunità. Potremmo costruirvi agriturismi vicino, vendere i nostri prodotti e, allo stesso tempo, occuparci della loro manutenzione e stimolare il turismo. Franceschini, però, non ci ha ancora risposto. Sappiamo che la sua segreteria ha ricevuto la proposta e la sta valutando". Per quanto riguarda la ricaduta economica che avrebbe l'attuazione di un progetto del genere, Scanavino spiega che "è difficile contabilizzare i numeri, ci sono cose che non si possono quantificare. Posso dirle che la manutenzione per lo Stato sarebbe quasi pari a zero: dovrebbe solo fornirci, all'inizio, il materiale per la ristrutturazione dei siti. Gli agricoltori, da parte loro, si avvantaggerebbero di un aumento di fatturato. Potremmo far conoscere posti semi-sconosciuti e, con l'aumentare dell'offerta turistica, aumenterebbe il business".

Passando invece ai giovani agricoltori, secondo il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, solo il 5% delle imprese agricole sono guidate da giovani (under 35): una percentuale ancora troppo bassa per garantire uno sviluppo del settore. "Sia il Governo che l'Unione europea - continua Scanavino -stanno prendendo dei provvedimenti. Ad esempio c'è un articolo del cosiddetto 'Campo libero' dedicato all'imprenditorialità giovanile. Questa mattina, inoltre, è stato presentato un progetto per affidare le terre demaniali ai giovani. Quindi dei segnali concreti ci sono, si tratta solo di vigilare sull'attuazione di questi decreti e sulle norme applicative. Sono sicuro che si tratti dell'inizio di un percorso che può essere virtuoso. Abbiamo fiducia nel ministro Martina, che è un giovane che si dedica al suo ministero con passione e disponibilità al dialogo, nonostante il momento non semplice".

Quanto al Ttip, il Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti che potrebbe rappresentare, secondo alcuni, una minaccia per il Made in Italy, Scanavino, che assicura di non sentirsi minacciato, dice di credere che "si tratti del più importante trattato del libero scambio che si sia verificato nella storia. L'importante è rendere il più possibile tracciabile la nostra produzione. Ad esempio, per quanto riguarda gli ogm: da noi sono vietati, ma in altre parti, come negli Stati Uniti, sono permessi. Noi non possiamo dire ai consumatori che gli ogm ci avvelenano, cosa che non pensiamo, ma possiamo dire che i consumatori distinguano i prodotti italiani, 'ogm-free', da quelli geneticamente modificati, e facciano una scelta consapevole". "Questo trattato - conclude Scanavino - ci permetterà di valorizzare le nostre tipicità, cosa che oggi accade poco negli Stati Uniti. Ovviamente dovremo negoziare, perché ogni accordo è fatto anche di concessioni e incassi. Ma è sicuramente un elemento di ricchezza: le frontiere per noi, più sono aperte sono meglio è, perché ci permettono di rendere riconoscibili le nostre ricchezze".

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