L'ex di Valeria Marini Cottone ai domiciliari per crac Maxwork
Oltre a Cottone il gip di Bergamo Ciro Iacomino ha disposto i domiciliari anche per l'ex amministratore della società Massimiliano Cavaliere

L'ex marito di Valeria Marini, Giovanni Cottone, è finito agli arresti domiciliari nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Bergamo sul crac di Maxwork. Oltre a Cottone il gip di Bergamo Ciro Iacomino ha disposto i domiciliari anche per l'ex amministratore della società Massimiliano Cavaliere. Tra gli otto indagati c'è anche l'ex questore della città, Fortunato Finolli. Le accuse a vario titolo sono bancarotta, truffa aggravata, peculato e reati tributari e bancari. Le indagini coordinata dal procuratore Walter Mapelli, dai pm Rota e Pelosi e dalle Fiamme Gialle hanno permesso di scoprire il meccanismo attraverso il quale gli indagati avrebbero sottratto fondi dalle casse della Maxwork, messo in atto dai vertici societari e da persone ad essi legate.

Il danno all'Erario ammonta a oltre 56 milioni di euro, tra imposte e contributi previdenziali non versati. È stata inoltre accertata una truffa all'Inps, per oltre 3,5 milioni di euro che sarebbe stata realizzata producendo documentazione fittizia volta a comprovare dei versamenti in realtà mai effettuati. Il gip Iacomino, oltre agli arresti domiciliari per i due principali indagati ha disposto il sequestro preventivo a carico delle 8 persone coinvolte di denaro e di tutti i beni di loro proprietà per circa 8 milioni di euro.

Cottone e l'ex questore di Bergamo Finolli, da quanto è emerso dalle indagini, sono legati da un lungo rapporto di amicizia. I due, come precisa il gip Iacomino nell'ordinanza di custodia cautelare, sono accusati di offerto all'ex direttore provinciale dell'Inps di Bergamo "telefonini e tablet per indurlo a esprimere, contrariamente ai suoi doveri d'ufficio, parere favorevole all'accoglimento dell'ennesima richiesta di reiterazione e rinegoziazione del debito contributivo che Maxwork aveva accumulato in danno dell'Istituto di Previdenza per importi prossimi ai 14 milioni di euro". Il dirigente pubblico ha rifiutato l'offerta. A Finolli è contestata anche l'aggravante "di aver commesso il fatto abusando dei poteri inerenti la sua qualifica di questore".
 

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