Ior, armatori D'Amato: Quei venti milioni non sono nostri

Roma, 3 lug. (LaPresse) - "E' categoricamente esclusa la responsabilità per il capo d'imputazione in oggetto. I miei assistiti sono rimasti esterrefatti: questi denari non sono dei signori D'Amico". Così il loro avvocato Vincenzo Cruppi uscendo dall'interrogatorio, durato oltre tre ore al tribunale di Roma, dove erano stati convocati dal procuratore aggiunto Nello Rossi e dai pm Stefano Pesci e Rocco Fava, che gli avevano notificato un avviso di garanzia in cui si ipotizzava il reato di evasione fiscale. Il legale degli armatori campani ha citato le parole dei cugini Cesare e Paolo, sentiti stamane: "Quei 20 milioni di euro non sono nostri". Il terzo convocato della nota famiglia campana, Maurizio, non si è presentato depositando una memoria scritta. "Hanno ammesso di conoscere monsignor Scarano - ha rivelato il loro legale Vincenzo Cruppi - ma tutto quello che hanno fatto con lui è stata la beneficienza e le donazioni di natura umanitaria". Tra gli atti generosi dei suoi assistiti, ci sono "opere benefiche sotto gli occhi di tutti", quali "una casa per anziani - ha spiegato Cruppi - e un campo di calcio per i seminaristi".

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